Attenzione
Intrappolati nella casa piena di fango
La rabbia di un’insegnante che vive sulla strada delle Santae Marie: «Gettano la spazzatura nel fiume, l’alveo è scomparso»
GROSSETO. Una casa non è soltanto un tetto sotto il quale dormire. Una casa è spesso un posto del cuore, un rifugio. Un nido. Una casa tirata su da un padre che non aveva dove stare insieme alla moglie e alla figlia non è fatta soltanto di quattro mura e di alcuni mobili. «E sentirsi chiedere continuamente da chi dovrebbe risolvere i problemi perché non abiti in una casa al primo o al secondo piano, mi ferisce davvero». Ferisce, allo stesso modo dell’acqua che esce dagli argini e porta via tutto quello che trova davanti. Apre degli squarci nella vita di chi ci abita: in quella di Ailide Simoni, che dal 1978 vive in un’ex fornace che suo padre, in quegli anni, ha completamente ristrutturato. «Non era un vezzo allora prendere una casa come questa - spiega - ma una necessità». Peccato però che dal 2004 qualcosa sembra essere cambiato. A ogni piena dell’Ombrone, la casa di Ailide finisce sott’acqua con danni pesanti da ripagare per le tasche di un’insegnante.
Ieri, di fronte alla casa della donna, si era creata una piscina. Per entrare in casa ha dovuto appoggiare una scala a pioli alla facciata e arrampicarsi su fino al primo piano. L’ingresso era un lago d’acqua e i mobili accatastati sotto una tettoia il segno di quello che l’Ombrone può fare sulla strada delle Santae Marie. È il 2004 l’anno che segna la vita di Ailide. «Fino ad allora non avevamo mai avuto problemi di allagamenti - spiega - poi qualcosa è successo. Probabilmente è cambiato il modo di gestire l’Ombrone, perché altrimenti non si spiega come mai si verifichino queste esondazioni e come mai casa nostra va sott’acqua». Nella vita di Ailide, l’anno scorso, è passata la saetta dell’alluvione di novembre. «A fronte di trentamila euro di danni - racconta - ne ho ricevuti duemilasettecento dal Comune e per quattro mesi ho fatto da mangiare accedendo un fornellino a gas in camera da letto». Due notti fa, la stessa scena. «Mi hanno chiamato i vigili urbani quando l’Ombrone è arrivato al secondo livello - racconta - e quando poi ha raggiunto il quarto l’acqua ha cominciato a entrare in casa. Il geometra del Comune l’anno scorso, durante il sopralluogo, mi chiese perché si fosse costruito una casa qui. Ebbene, la vecchia fornace c’è sempre stata e qui arrivava la ferrovia per i treni che portavano l’argilla. Segno che la golena era pulita e riceveva e l’acqua defluiva senza tracimare». L’Ombrone è vicino. «Ci sono dei vandali che gettano la spazzatura nel fiume - racconta - e quando gli operai vengono a tagliare passano anche sopra i sacchetti e l’immondizia rimane qui. Nei periodi di secca si può tranquillamente attraversare il fiume da argine ad argine. L’alveo, praticamente, non esiste più».
Due giorni fa, quando l’Ombrone ha cominciato a gonfiare e a mostrare il suo volto minaccioso, Ailide ha scosso la testa. «Mio figlio ha raccolto tutti i mobili che abbiamo al pianterreno e li ha messi sotto una tettoia - dice - anche perché con uno stipendio come il mio non posso certo far fronte a tutte queste spese. Chi non mette in sicurezza l’Ombrone e chi non risolve i problemi che viviamo qua è responsabile di quello che noi dobbiamo accollarci». Ailide, poi, in questa battaglia è sola. «La mia è l’unica casa che c’è su questo lato dell’argine - dice - tutti gli interventi previsti riguardano l’altra parte dell’Ombrone. È come se io e la mia famiglia non si esistesse».
@francegori
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
