Il Tirreno

Grosseto

Scansano, stop all’antenna per l’Adsl

di Francesca Ferri
Scansano, stop all’antenna per l’Adsl

Comune e soprintendenze giudicano troppo impattante un impianto che porterebbe la linea in zone inaccessibili via cavo

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SCANSANO. Meglio un bel paesaggio con annesso (probabile) sito archeologico oggi, che non una linea internet veloce domani. È questa la soluzione scelta dal Comune di Scansano per risolvere la delicata questione delle ugualmente legittime esigenze di conservazione del patrimonio paesaggistico e storico e della dotazione, ai cittadini, di un collegamento internet degno, se non del XXI, almeno del XX secolo.

Nel mezzo, l’azienda grossetana Empire, esperienza ventennale alle spalle, che da tempo è impegnata in tutta la provincia a installare tralicci per antenne che diffondono il segnale Adsl. La tecnologia è stata accolta a braccia aperte da un capo all’altro della provincia perché riesce a portare l’Internet veloce anche nelle case di chi abita in zone remote e isolate, dove i tradizionali cavi non arrivano. «Questi tralicci – spiegano Enrico Boaselli e Riccardo Pasqualini, i due soci titolari della Empire – sono vere e proprie opere di urbanizzazione a costo zero per i Comuni». Il guadagno, per la Empire, arriva infatti dalle compagnie che forniscono il segnale. Per i cittadini, invece, il guadagno sta nel poter usufruire di una linea Adsl anche se abitano in mezzo a un bosco. E a Scansano, come in molte zone della sterminata e poco urbanizzata provincia di Grosseto, è una manna dal cielo.

Il “problema” nasce però dal fatto che quella sterminata provincia è anche bella e piena di tesori archeologici sotterranei. E così quando nel 2012 la Emipre fa richiesta al Comune di Scansano di avere il permesso a costruire e l’autorizzazione paesaggistica per installare un traliccio di circa 30 metri a Civitellaccia, la commissione paesaggistica del Comune, sentite anche la soprintendenza per i beni archeologici e quella per i beni paesaggistici, dice no.

La zona – confermano al telefono al Tirreno dalla soprintendenza per i beni archeologici – non è ancora sottoposta a vincolo ma è a 50 metri dalla villa romana degli Anili, venuta alla luce nel 1981. La villa potrebbe estendersi oltre quanto è stato portato in superficie perciò lo scavo per piantare il palo potrebbe danneggiarla. Inoltre, precisano da Siena, il diniego è comunque frutto di una decisione del Comune presa in base a proprie norme urbanistiche.

La questione archeologica, comunque, potrebbe essere superata: la Empire ha dato disponibilità a pagare a proprie spese lo scavo preliminare, cosa che non dispiacerebbe alla stessa soprintendenza. C’è però un altro problema. La soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici è contraria perché ritiene che l’antenna, per dimensioni e forma, alteri il paesaggio. A niente è valso modificare il primo progetto, passando dal “traliccio” al “palo”, e ripresentare la richiesta (a giugno). Già un mese dopo l’Empire ha avuto il secondo no. «Il progetto era pressoché identico perciò non è stato inviato alla soprintendenza», spiega il sindaco Sabrina Cavezzini.

Il mancato passaggio non è piaciuto a Boaselli e Pasqualini. Anche perché, oltre a veder sfumare l’occasione su Scansano, l’assenza di un ripetitore in quel punto crea, per l’azienda, un buco nella rete di distribuzione del segnale. Mancando quel nodo, l’Adsl si ferma lì, senza possibilità di espansione, e con essa anche il segnale per i cellulari (sull’antenna possono essere montati anche ripetitori per telefonini). Un dettaglio, questo, non da poco perché, ad esempio, il cellulare a Baccinello non prende quasi per niente. «E se uno deve chiamare un’ambulanza sono guai», spiega Boaselli, che ricorda anche che tante attività della zona (strutture ricettive e aziende agricole in primis) sono di fatto tagliate fuori dalla comunicazione web.

Il sindaco Cavezzini, dal canto suo, spiega di aver proposto luoghi alternativi, liberi da vincoli, dove installare l’antenna, «ma l’azienda – spiega – ha rifiutato perché ritiene che le costi troppo». La Empire, intanto, promette di andare fino in fondo alla questione e sta preparando un ricorso al Tar.

Detto questo, al di là delle ragioni, degli interessi aziendali e delle competenze degli enti chiamati a dare o negare le autorizzazioni, al comune cittadino che getta uno sguardo alle colline scansanesi resta una perplessità: in base a quale criterio un parco eolico formato da dieci tralicci di oltre 60 metri è considerato non impattante per il paesaggio e un solo palo che ne misura la metà è considerato impattante?

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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