Sicurezza
Stragi di greggi, si muove la prefettura
Allevatori, associazioni e istituzioni si sono incontrati. Corsini (Coldiretti): «Ora gesti importanti o scendiamo in piazza»
GROSSETO. Gli allevatori lo chiedevano da tempo e alla fine c’è stato e, a detta dei partecipanti, è stato «interessante». Il prefetto di Grosseto ha ricevuto venerdì scorso le associazioni di categoria e i rappresentanti delle istituzioni per discutere il problema dei predatori che sta mettendo in ginocchio gli allevamenti ovini della provincia grossetana. Un incontro chiesto con grande forza dagli allevatori che ormai sono impotenti a fronteggiare un fenomeno di portata così vasta. Al tavolo, davanti al prefetto, le associazioni di categoria, Coldiretti, Confagricoltura, Cia, il presidente provinciale Marras, rappresentanti della veterinaria Asl 9, il corpo forestale dello Stato e esponenti della Regione Toscana.
«Un incontro interessante – commenta Alessandro Corsini, direttore provinciale Coldiretti –. Tutti noi che rappresentavamo gli allevatori, abbiamo detto che la situazione è arrivata al colmo ed è insostenibile, ormai. Troppi sono gli elementi che pesano a rendere ancora più cupo un quadro delicatissimo».
Corsini elenca le criticità, fra cui il randagismo, la mancanza di accalappiacani locali («non ci sono più risorse per permettercelo», osserva) e lo sperpero di risorse che potrebbero essere altrimenti usate, come quelle per mantenere i cani nei canili. «L’Italia è l’unico paese in Europa dove avviene questo – sottolinea Corsini–. I canili coi cani ospiti sono stracolmi e costano alla collettività 5 euro al giorno ciascuno più il contributo della regione Toscana. Soldi che potremmo impiegare meglio».
Il direttore Coldiretti specifica che va da sé che il momento sia di emergenza e che occorrono misure straordinarie: «Bisogna pensare ad abbattimenti selettivi – osserva – gli ibridi vanno abbattuti e non ci possiamo permettere di mantenerli. La legge 182, quella che vieta di sopprimere i randagi è un gravissimo errore da correggere. Siamo agli sgoccioli. Le aziende chiudono, il prezzo del latte è sceso addirittura, e i costi di produzione sono aumentati. Da tener conto, poi, che la chiusura di questo patrimonio zootecnico comporta una perdita oltre che economica anche ambientale. Aumento del rischio idrogeologico in primis».
E come se tutto questo non bastasse, adesso ci si è aggiunta anche la blue tongue, una malattia infettiva non contagiosa che colpisce i ruminanti domestici e selvatici: «Va subito detto che la malattia non costituisce problema per l’uomo ma s determina il blocco delle movimentazioni dei capi potenzialmente infetti verso aree libere da malattia». Adesso una delegazione porterà la questione in parlamento, chiarendo l’emergenza che interessa specificatamente le province di Grosseto, Siena e Arezzo. «Ci aspettiamo qualcosa di importante, altrimenti siamo pronti a scendere in piazza».
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