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Grosseto

Rubò le lettere della sua ex: condannato

Rubò le lettere della sua ex: condannato

L’uomo non accettava la fine della relazione, riconosciuto colpevole anche di violazioni di domicilio

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BAGNO DI GAVORRANO. Era sotto processo per una lunghissima serie di imputazioni, oltre venti, ma è stato condannato soltanto per una parte di esse; per le rimanenti contestazioni è intervenuta la prescrizione, oppure la remissione della querela ha estinto il procedimento. Un uomo di 65 anni, abitante a Punta Ala è stato riconosciuto colpevole dal giudice Michele Addimandi e punito con 11 mesi di reclusione e 260 euro di multa (pena sospesa) per alcuni reati commessi ai danni di una donna divorziata abitante a Bagno di Gavorrano: furto di lettere personali della donna dopo aver forzato la porta di ingresso dello studio; violenza privata, per aver trattenuto la donna per le braccia impedendole di entrare in casa; ripetute violazioni del domicilio (ma anche dell'auto); ancora un furto, stavolta dei documenti della donna e della chiave della sua auto dopo essere entrato nello studio e in casa. Il tutto tra il 2004 e il 2006. Il pm onorario Elena Bartalini aveva chiesto la condanna proprio per questi reati. E, come ha poi deciso il giudice, aveva sollecitato il non doversi procedere per estinzione per prescrizione per due reati: le molestie telefoniche (fino al maggio 2007) e il pedinamento (idem). La remissione della querela - contestuale al ritiro della costituzione di parte civile, avvocato Gianni Bastianini - ha estinto poi le contestazioni relative agli altri capi di imputazione: si trattava ancora di violazione di domicilio; di lesioni (21 giorni di prognosi); di interferenze abusive mediante telecamera e registratori vocali nella vita privata della donna, nonché mediante fotocamera con la quale erano stati ripresi l'agenda e vari documenti; di percosse; di ingiurie (anche con sms o con biglietti lasciati sul vetro dell'auto); di minacce di danni ingiusti mediante sms.

Nelle motivazioni adesso depositate, il giudice scrive che l'uomo deve essere ritenuto colpevole alla luce di quanto emerso nel dibattimento, per fatti avvenuti dopo che l'uomo non aveva accettato "la fine della relazione voluta dalla partner". La stessa donna, sentita in aula, ha dato conferma puntuale; e non vi è nessuna meraviglia, nota il giudice, se la ricostruzione è stata particolareggiata "posto che la vicenda meraviglia, anzi e piuttosto, per la molteplicità, l'intensità, la gravità e le reiterazioni (per non dire costanza) dei comportamenti, che non possono non definirsi persecutori e vessatori"; inutili erano risultati gli ammonimenti e l'obbligo di dimora. Decisive, per il giudice, anche le testimonianze di una collaboratrice della donna, della sorella e dei figli; e quelle del primario di ortopedia che aveva firmato gli accertamenti dopo le percosse.

(p.s.)

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