Italia
Il comandante demansionato vince la causa di lavoro
CASTIGLIONE DELLA PESCAIA. Anche il comandante della polizia municipale di Castiglione della Pescaia, Fabio Pieri, 60 anni, ha vinto la causa di lavoro contro il Comune, che nel corso del 2006 lo...
CASTIGLIONE DELLA PESCAIA. Anche il comandante della polizia municipale di Castiglione della Pescaia, Fabio Pieri, 60 anni, ha vinto la causa di lavoro contro il Comune, che nel corso del 2006 lo aveva rimosso dall’incarico e assegnato all’area manutenzioni esterne, ambiente e protezione civile - in posizione non apicale - incaricandolo di consegnare i modelli per il risarcimento dei danni per le alluvioni e di effettuare sopralluoghi.
Fino al 2010 (anno in cui è stato reintegrato) era stato tra l’altro incaricato (aprile-settembre 2007) di percorrere l’intero litorale per consegnare le analisi delle acque dell’Arpat agli stabilimenti balneari, in conseguenza della nomina (gennaio 2007) a responsabile dei procedimenti agricoltura, caccia e pesca dell’ufficio ambiente .
A lui il giudice Antonella Casoli ha adesso riconosciuto 23.939 euro a titolo di risarcimento del danno. Scrivendo tra l’altro nelle motivazioni che «è un fatto assolutamente incontestato che nel 2006 il rieletto sindaco Monica Faenzi, a seguito dell’automatica decadenza di tutti gli incarichi dell’ente, ha inteso per non meglio precisate ragioni non rinnovare al comando il ricorrente, che da circa 20 anni ricopriva tale ruolo senza significativi problemi disciplinari conseguendo altresì periodicamente ottime valutazioni dai nuclei di controllo».
All’area manutenzioni, Pieri era sotto un geometra responsabile. E le sue attività erano quelle di compentenza di dipendenti di categoria C di istruttore direttivo o al massimo D1, quando invece Pieri era riconosciuto dal 1999 come D3 (gestione e direzione). La consegna delle analisi Arpat era stata effettuata - sia prima, sia dopo - da impiegati di qualifica B3. E non è vero, come sostenuto dal Comune, che Pieri aveva accettato di buon grado il passaggio alle nuove mansioni e che lo avesse concordato. I testimoni hanno dichiarato che «ci rimase male». Provata la frustrazione conseguente come anche i danni biologici certificati da uno specialista nominato consulente tecnico unificato. Il Comune aveva sostenuto che la valutazione all’inidoneità era stata condivisa da Pieri che non si sarebbe sentito all’altezza anche a causa di problemi di salute e che nel nuovo incarico poteva disporre di operai e avere responsabilità gestionali. Ma gli operai erano 4-6 al massimo, nota il giudice. E non c’era autonomia decisionale. (p.s.)
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