Finanza
Giù due silos, paura nel capannone
Contenevano duecento tonnellate di gesso ciascuno. Alcuni lavoratori scrivono all’Asl: «Poteva essere una strage»
ROCCASTRADA. Due silos contenenti circa duecento tonnellate ciascuno di materiale sono "collassati" giovedì sera nell'area produttiva del Tamburino, il bacino del gesso, alla periferia di Roccastrada. I due enormi contenitori sono letteralmente franati sull'ala di un capannone all'interno del quale - seppure in una zona diversa - stavano lavorando alcuni dipendenti della società Gessi Roccastrada srl, la ex Tecnobay. Poteva essere una strage. È stato un miracolo.
È accaduto giovedì sera intorno alle 20,15. Chi era presente racconta di un tonfo sordo, poi un boato più forte. Una nube bianca di polvere e detriti si è sollevata in aria dal luogo del crollo, impiegando diversi minuti per dissolversi, notata anche dall'esterno dell'area produttiva. Nel capannone in quel momento c'erano pochi dipendenti (il secondo turno), per fortuna a debita distanza dal punto del crollo. I silos, collegati tra loro da un elevatore, sono caduti in sequenza. Un effetto domino. Probabilmente il cedimento strutturale ha riguardato un primo cilindro (alto oltre 20 metri), che si è trascinato dietro l'altro. Sul tetto in eternit e fibrocemento del capannone si è appoggiata di colpo una massa insostenibile, che ha danneggiato un'intera ala, abbattendo alcune campate.
In quella zona del fabbricato, in orari diversi, ci lavorano 4-5 persone. «Potevano morire», denunciano in una lettera anonima alcuni dipendenti dell'azienda. La missiva - scritta al computer - è stata lasciata ieri mattina nella cassetta della posta della redazione e indirizzata anche alla Medicina del Lavoro dell'Asl 9, carabinieri e amministrazione comunale di Roccastrada (ufficio tecnico e polizia municipale). «Solo una serie di circostanze fortunate ha evitato il peggio». «Già nella giornata di venerdì - prosegue la lettera - sono iniziati i lavori di rimozione dei detriti e la bonifica dell'area. Ma noi vogliamo sicurezza prima di tutto. Anche contro il nostro interesse, vogliamo che vengano fatte delle verifiche sulla staticità del capannone e conoscere le ragioni del crollo. E non ci fidiamo dei sindacati».
E ieri mattina, infatti, il servizio prevenzione, igiene e sicurezza sui luoghi di lavoro dell'Asl 9 ha compiuto un primo sopralluogo nell'azienda fissando alcune dettagliate prescrizioni e intimando ai vertici di presentare, già lunedì, un primo piano di ripristino e messa in sicurezza dell'area. Al tempo stesso la Gessi Roccastrada dovrà presentare una relazione per spiegare come si intende stoccare e smaltire i materiali inerti, visto che il crollo ha interessato una copertura di fibrocemento ed eternit, contenente quindi polveri d'amianto. C'è poi da risistemare l'impiantistica, dagli allacci elettrici al metano.
Qui, per la cronaca, si produce gesso per l'edilizia, l'industria ceramica, l'arte e la decorazione, il settore ortopedico. All'interno della due strutture cilindriche di ferro, molto alte, era contenuto gesso in polvere estratto dalle cave adiacenti. Ieri abbiamo provato a contattare Vincenzo Campiglia, volto storico dell'azienda, oggi presidente del consiglio di amministrazione della srl, per conoscere la versione dei fatti da parte dell'azienda, ma ci ha detto di non voler rilasciare dichiarazioni. A capo dell'azienda c'è Giuseppe Beltrami della famiglia Beltrami di Brescia, direttore responsabile della cava.
Nonostante la crisi il polo del gesso di Roccastrada resta il plesso industriale più importante d'Italia per l'estrazione e la trasformazione del gesso, pioniere nella produzione di tramezzi, con un'esperienza ormai ultraquarantennale. L'intero sito risulta altamente strategico essendo collocato in posizione baricentrica rispetto agli importanti mercati sia del nord Italia sia dell'area centro meridionale del Paese, con intuibili ricadute positive dal punto di vista della distribuzione e della commercializzazione.
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