Il Tirreno

Grosseto

Cinghiali devastano campi appena seminati

Cinghiali devastano campi appena seminati

Distrutti 30 ettari in due aziende di Roccalbegna. L’agricoltore: «Di notte girano branchi di 50 capi»

2 MINUTI DI LETTURA





ROCCALBEGNA. Non bastano i lupi. Adesso si segnalano da parte delle aziende dell’Amiata anche gravissimi danni da parte degli ungulati. E veramente questa presenza da tempo mette in crisi vigne, oliveti, cstagneti, seminativi. Perché il passaggio di ungulati come cinghiali a branchi ferisce a morte un territorio e lascia segni che sono, anche economicamente parlando, molto costosi.

Ne sanno qualcosa due aziende amiatine che sono state semidistrutte, pochi giorni fa, dall’invasione dei cinghiali. Si tratta dell’azienda i Ginestreti a Poggio La Bella (Santa Fiora) di Enzo Dainelli e quella dei Poggi alti a Santa Caterina (Roccalbegna) di Luca Saloni. Un disastro.

Degli 80 ettari seminativi di Dainelli, circa 30 ettari sono stati sterminati. Erano appena stati seminati e adesso tutto il raccolto è perduto.

Dainelli possiede 140 ettari di terreno di cui 80 sono seminativi biologici perché da lì si ricavano i mangimi per i 400 capi di bestiame (ovini e bovini) dell’azienda. Infatti gli animali di un’impresa certificata biologica devono essere nutriti con i raccolti prodotti in loco. I risarcimenti previsti per questo tipo di danno sono davvero esigui.

«A seguito di un danno subito dalla mia azienda in passato su 9 ettari di terra – spiega Dainelli – il risarcimento è stato di 410 euro. Nemmeno sufficiente a mettere in moto i macchinari occorrenti per il ripristino del terreno. Noi non vogliamo elemosine. Le bestie non mangiano soldi. Mangiano altro».

Ogni notte, secondo quanto racconta l’allevatore, branchi di cinghiali, formati da 30-50 capi, distruggono campi coltivati, pascoli e opere di regimazione idraulica: orzo, erba mista, granaglie calpestati irrimediabilmente: «Fanno fuori tutto, distruggendo non solo i campi seminati ma anche le opere di regimazione delle acque. L’abbandono delle aziende da parte di oltre 200 imprenditori non significa solo il depauperamento dell’economia, ma anche un gravissimo danno per il patrimonio ambientale. Quando passa il branco di cinghiali spariscono in un secondo anche i fossi di scolo per le acque e bisogna ricominciare tutto da capo».

Per fronteggiare la situazione la provincia di tanto in tanto autorizza degli abbattimenti: «Ma gli abbattimenti sono indispensabili e bisogna effettuarli in modo rigoroso, dicono gli allevatori. Il territorio – conclude con amarezza Dainelli – va governato in modo puntuale, altrimenti davvero si chiude e non se ne parla più».(f.b.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

La manifestazione

Firenze, oltre 2.000 studenti in corteo: «Se ci togliete il futuro noi vi blocchiamo il presente»

di Redazione Firenze