Operazione Caccia in tredici a giudizio
Ipotesi di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina Ma c’è anche un’accusa di violenza sessuale e minacce
GROSSETO. Una ventina le persone oggetto di accertamenti; dodici quelle per le quali la Procura aveva chiesto misure; cinque gli indagati messi all’epoca agli arresti domiciliari; sedici quelli raggiunti dall’avviso di fine indagini; tre quelli per i quali è stata chiesta l’archiviazione. E adesso sono tredici gli imputati rinviati a giudizio, con 9 parti offese, e due i patteggiamenti.
Sono le cifre dell’operazione Caccia, condotta dai carabinieri, supportata da intercettazioni ed esplosa tra la primavera e l’estate 2011 con l’esecuzione delle misure cautelari chieste dal pm Laura D’Amelio: immigrazione clandestina, il filo conduttore; sesso e denaro in cambio del nulla osta per il permesso di soggiorno, la sintesi. Inchiesta adesso arrivata all’udienza preliminare e al rinvio a giudizio. Il gup Sergio Compagnucci ha deciso il processo per grossetani e stranieri. La prima udienza si terrà il 5 febbraio.
Il principale accusato è Marcello Moretti, 60 anni, ex dipendente di Confesercenti (associazione estranea all’inchiesta): è imputato di aver costretto una donna albanese a rapporti sessuali sotto la minaccia di strappare i documenti relativi al permesso di soggiorno, minacciandola di morte e facendosi consegnare 7.000 euro complessivi per favorire l’indebito ingresso illegale in Italia della donna stessa con un contratto di lavoro fittizio. Era stato proprio dalla denuncia della straniera (2010) che erano partite le indagini.
Un iter - quello strettamente relativo al permesso di lavoro - che sarebbe stato seguito anche per altri cittadini extracomunitari: Moretti avrebbe agito da solo oppure in concorso con altri indagati.
Ad esempio con Chiara Chimienti, 33 anni, che aveva preso il posto di Moretti all’associazione e che avrebbe favorito l’ingresso illegale di un’altra donna, sottoscrivendo tra l’altro il contratto di lavoro al posto dell’ignaro datore di lavoro, utilizando la password di per l’inoltro in via telematica, come indicato già nell’ordinanza che disponeva le misure.
Ma Moretti è imputato insieme ad Antonio Sanna, 63 anni, e a Larbi Morjana, marocchino di 48 anni, per aver procurato a uno straniero il contratto di lavoro fittizio e dunque il nulla osta dietro il pagamento di ben 11.200 euro (qui anche la truffa). In concorso con Petrit Rraja, albanese di 36 anni (che si sarebbe prestato a figurare come datore di lavoro fittizio), avrebbe fatto entrare in Italia altri 11 stranieri. In concorso con Drini Musaj, 41 anni, albanese, la Chimienti, e tre asiatici dello Sry Lanka (Chandrasekara Adikari Koralage, Wijesuriya Arachchilage e Abeykoon Mudianselage, 36, 33 e 36 anni ) avrebbe organizzato l’arrivo di altri quattro stranieri: Moretti reperendo ditte a nome delle quali presentare allo Sportello unico dell’immigrazione (in Prefettura - la posizione delle dipendenti indagate per peculato è stata archiviata) le domande per il permesso; Musaj contattando gli asiatici mediante Chandrasekara (che si era recato appositamente all’estero); gli altri due connazionali di quest’ultimo avrebbero ricevuto il nulla osta (e l’avrebbero poi consegnato) dopo aver pagato 3.500 euro; Chimienti avrebbe seguito le pratiche, falsificando anche alcune firme.
A Moretti, Chimienti e Reno Kaja, albanese di 35 anni, sono contestati illeciti per cinque stranieri: Kaja, titolare di una ditta, avrebbe fornito documentazione falsa e avrebbe mediato per il passaggio delle somme.
Moretti, Kaja, Chimienti e due cittadini del Bangladesh, Hai Abdul, 40 anni, e Manik Md, 47 anni, devono rispondere di presunti illeciti per due stranieri (pratiche avviate dietro 5.500 euro) .
Paolo Palumbo, 47 anni, e Irfan Muhammad Khan, pachistano di 46 anni, devono rispondere del contratto di lavoro fittizio presso la zia del primo per uno straniero. Sono imputati anche di estorsione nei confronti di quest’ultimo, che avrebbe pagato 3.900 euro e che si sarebbe visto chiedere altri 200 euro in cambio del nulla osta.
Il solo Palumbo ha altre tre imputazioni: domande di assunzione a nome di ignari datori di lavoro per altri quattro stranieri; 3.500 euro per procurare l’ingresso in Italia di uno dei quattro; l’evasione dagli arresti domiciliari.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
