Sicurezza
«Sbagliato vendere le farmacie comunali»
Filcams all’attacco del Comune di Follonica: «Siamo contrari, così come a Grosseto»
FOLLONICA. No alla vendita delle farmacie comunali, la Filcams Cgil esprime preoccupazione sull'eventualità di una cessione ai privati delle due attività pubbliche. La recessione economica si fa sentire pure per le attività che commerciano medicinali, meno guadagni, licenziamenti e difficoltà mai prima di adesso riscontrate. Dal sindacato arriva un appello all'amministrazione comunale del golfo affinché non venda le due farmacie municipalizzate, quella dei Palazzi Rossi e l'altra di via Cassarello: le entrate (circa 24mila euro) non sono cospicue e la paura è che l'ente intenda mettere in vendita i suoi negozi. «La preoccupazione sorge in merito alle ventilate ipotesi di vendita delle farmacie stesse – dicono dalla Filcams Cgil - non vorremmo veder nascere una discussione su questo tema seguendo l'esempio di quanto sta accadendo nel comune di Grosseto dove l'amministrazione comunale ha deciso di procedere alla vendita della gestione delle Farmacie comunali riunite spa. In questo caso, tra l'altro, le premesse sono nettamente diverse e un dibattito che prendesse in considerazione una soluzione del genere sarebbe ancora meno capibile». Dal sindacato puntualizzano che a Follonica le attività commerciali in questione sono completamente di proprietà pubblica a differenza della situazione nel capoluogo maremmano, dove invece i punti vendita hanno un socio privato che detiene il 49% delle quote. «La Filcams Cgil si è dichiarata da sempre contraria all'operazione fatta a Grosseto e lo sarebbe quindi, con ancora più convinzione, anche nei confronti dell'amministrazione comunale di Follonica se una possibilità del genere venisse presa in considerazione». I motivi di tale contrarietà sono quelli più volte espressi dalla Cgil, legati essenzialmente al ruolo sociale, di calmiere dei prezzi, di servizio alla cittadinanza che l'azienda farmaceutica, così come qualsiasi altra attività municipalizzata del settore, svolge a giudizio del sindacato, soprattutto in questo momento così difficile per la società civile. «Senza considerare poi che, in conseguenza delle liberalizzazioni derivanti dalla normativa nazionale qualsiasi ipotesi di vendita in questo momento vorrebbe dire rassegnarsi a realizzare molto meno rispetto al valore reale che l'azienda rappresenta oggi, valore che potrebbe anche aumentare in futuro, limitandosi ad effettuare una svendita di uno dei gioielli della comunità follonichese».
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