Sicurezza
Nuovo ricorso contro le elezioni
Borghi va al Consiglio di Stato: «La norma è chiara. Se una lista è irregolare, subentra automaticamente l’altra»
Legalità e verità. Sono queste le due parola che ricorrono di più nel discorso di Massimo Borghi. «La nostra non è sete di potere o di poltrone, neanche vendetta. Sono legalità e verità» dice. «Perché democrazia è sì consenso, ma anche rispetto delle norme». E se il primo punto è stato messo a segno dal Centrosinistra Unito di Elisabetta Iacomelli, altrettanto non si può dire del secondo. Almeno così ha stabilito il Tar, che ha dichiarato irregolare la lista della socialista accogliendo il ricorso presentato da Borghi e le sua coalizione. «Siamo soddisfatti 90% della sentenza» ha detto ieri il leader del Centrosinistra Bene Comune. Già, è quel 10% che non piace né a lui né ai suoi. «C’era una domanda in fondo al ricorso, a cui il Tar non ha dato una risposta».
Borghi infatti, forte del parere dei suoi avvocati, è convinto che la decadenza di Iacomelli non debba portare a nuove elezioni e al conseguente commissariamento; al contrario, la legge prevede che si debba sostituire «Ai candidati illegittimamente proclamati coloro che hanno diritto ad esserlo». Ovvero, lui e la sua lista, arrivati secondi nella tornata elettorale di maggio. E su questo punto il Centrosinistra Bene Comune nei prossimi giorni presenterà ricorso al Consiglio di Stato contro la sentenza del Tar.
Guai a parlare di sete di poltrone. Borghi apre la conferenza stampa ribadendo a più riprese questo concetto. «A Gavorrano va riportata la legalità» dice. «Ci ha pensato il Tar». Il ricorso al Consiglio di Stato (che potremmo definire contro il commissariamento) si basa però su un articolo del codice del processo amministrativo di cui il tribunale non ha tenuto conto secondo Borghi e i suoi avvocati. È il numero 130, che recita: «Il Tar, quando accoglie il ricorso, corregge il risultato delle elezioni e sostituisce ai candidati illegittimamente proclamati coloro che hanno diritto di esserlo». Tradotto in pratica gavorranese: decaduta la lista Iacomelli, subentra quella di Borghi. L’uomo di Sel non lo esprime mai questo concetto, non dice che il sindaco, seguendo i contenuti del ricorso, deve essere lui, dato il risultato delle urne. «Non è sete di potere né una vendetta – dice – Basta con gli attacchi personali, io ne sono stanco. In questi anni ho avuto più attacchi personali che capelli in testa». Ma Borghi non dice basta soltanto agli attacchi. Tira fuori un documento per dire basta anche a chi lo accusa di aver portato il Comune al nuovo commissariamento. «Mai abbiamo voluto portare Gavorrano a nuove elezioni, né nelle intenzioni né nei fatti». Al contrario di chi, attacca, «adesso recita la parte della vittima». Questo documento è il controricorso presentato dalla lista Iacomelli al Tar a suo tempo, in cui si legge: «Nella denegata ipotesi di accoglimento del ricorso dovrà essere ripetuta la consultazione elettorale». Ma c’è anche dell’altro. «Anche a Gavorrano sembra stiano andando di moda le larghe intese». Borghi c’è l’ha con la sua vicenda dell’ineleggibilità. «Ora ci sono le prove e i nomi che Pd e Pdl hanno fatto pressioni insieme sul Prefetto perché avanzasse il ricorso». Ma non solo. «Vogliamo rispondere a Patrizio Vitagliano, segretario del circolo Fratelli d’Italia Gavorrano – dice la coalizione – vorremmo chiedergli cosa ci fa sua figlia nel cda di Gavorrano Idea, visto che a noi non risulta abbia mai avuto niente a che fare con la cultura. Chi sia un altro favore del Pd al centrodestra?»
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
