Il Tirreno

Grosseto

Bonus bebè, 700 euro per ogni neonato

di Francesca Ferri

La Regione stanzia 20 milioni di euro per aiutare le famiglie. Ne ha diritto anche chi ha bambini adottati o disabili

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GROSSETO. Bonus bebè da 700 euro in arrivo per tutti i nuovi nati in Toscana e per tutti i bambini adottati, o con problemi di disabilità o che fanno parte di famiglie numerose. Entra in vigore la legge regionale 45 approvata ad agosto e che ha stanziato 20 milioni di euro per dare un aiuto alle famiglie, a prescindere che i genitori siano sposati o meno.

Chi ha diritto al bonus bebè. Ne beneficiano le famiglie in cui, quest’anno, è nato un bambino, o che hanno adottato un bambino o che hanno preso un bambino in affidamento preadottivo. Queste famiglie possono far richiesta per avere un bonus da 700 euro una tantum, cioè una volta soltanto. La stessa cifra, ma per tre anni di seguito, la possono richiedere le famiglie numerose, cioè quelle con più di quattro figli, e quelle con figli disabili (accertati secondo la legge 104 del 1992). In questo caso, le famiglie avranno 700 euro e poi 175 euro in più per ogni figlio oltre il quarto).

I requisiti Isee. Non tutti sono ammessi, però. Per poter fare domanda servono, infatti, due requisiti: essere residenti in provincia di Grosseto (anche stranieri purché con un permesso di soggiorno di due anni) e avere un Isee inferiore a 24mila euro.

1.500 aventi diritto in provincia. «Si calcola che gli aventi diritto nell’area grossetana siano circa 1.500 – spiega Fabrizio Boldrini, direttore della Società della salute – e, di questi, circa 1.200 risultano residenti nel capoluogo. Per questo abbiamo organizzato un servizio che, coinvolgendo gli uffici comunali e gli operatori di Coeso sds, possa dare risposte in maniera puntuale».

Il ruolo dei Comuni. Spetta infatti ai Comuni, anche attraverso la Società della salute, fare da tramite tra Firenze e la Maremma perché i soldi arrivino alle famiglie e, in particolare, verificare una per una le domande per assicurarsi che la famiglia richiedente abbia davvero i requisiti previsti. Un lavoro lungo e certosino, in più rispetto all’ordinaria amministrazione, per il quale i Comuni non ricevono risorse da Firenze e che non dà loro nemmeno la soddisfazione di consegnare l’assegno alle famiglie, visto che i soldi arrivano dritti dritti dalla Regione nelle case.

«Un sostegno concreto». Al di là di questi dettagli, però, la soddisfazione di poter far avere un aiuto ai cittadini è forte nelle parole del sindaco e presidente della Società della salute, Emilio Bonifazi: «Oggi più che mai i cittadini che vivono in condizioni sociali ed economiche particolarmente difficili devono sentire la presenza dello Stato – spiega Bonifazi – e con questi fondi le amministrazioni comunali, con la preziosa collaborazione del Coeso Sds, saranno in grado di garantire un sostegno concreto a tante famiglie».

Legge approvata all’unanimità. Soddisfazione anche per il coordinatore provinciale dell’associazione nazionale Famiglie Numerose Pietro Ognibene che sottolinea come «la legge 45 non a caso è stata una delle poche ad essere stata approvata all’unanimità dalla giunta regionale».

Ridistribuzione del reddito. Lo stanziamento totale, di 20 milioni di euro, è stato ricavato dal gettito Irpef. «Non si tratta di un aiuto socioassistenziale – precisa Boldrini – ma di una ridistribuzione del reddito che, per una precisa scelta della giunta, viene investita sulle famiglie non necessariamente meno abbienti, visto che la quota di 24mila euro di Isee è comunque alta».

Una novità assoluta. Un bonus bebè così concepito e, soprattutto, così lautamente finanziato è una novità assoluta per la Toscana, frutto della nuovissima legge ma anche di una diversa scelta su come distribuire gli aiuti ai cittadini. Il bonus bebè è, infatti, un utile aiuto alle famiglie per comprare pappe e pannoloni.

Fsr vs interventi a pioggia. Non meno importante, però, è avere a disposizione quei professionisti che, quando si hanno bambini (ma anche anziani) con problemi, sanno dare una mano concreta. Quei servizi sociali, insomma, che fanno la differenza, per un ragazzo disabile, tra l’essere inserito e integrato o rimanere relegato a casa. Questo secondo tipo di intervento, più strutturato e passato al vaglio di professionisti, si regge sul Fondo sociale regionale, un fondo che si è andato assottigliando negli ultimi anni e che quest’anno ammonta ad appena 8 milioni di euro. Briciole, se si pensa che il bonus bebè è alimentato da un salvadanaio di ben 20 milioni di euro. Che la famiglia sia in affanno e che abbia bisogno di un aiuto concreto per i figli è fuori dubbio. Certo è che la nuova distribuzione “a pioggia” in campo sociale rappresenta un cambio di rotta nella politica sociale adottata dalla Regione.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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