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Grosseto

A giudizio per l’acqua adulterata da un pozzo

A giudizio per l’acqua adulterata da un pozzo

Il flusso si immetteva nelle condutture del Fiora rifornendo 27 famiglie Potabilità garantita dalle analisi ma la Procura ravvisa comunque un pericolo

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CASTIGLIONE DELLA PESCAIA. L’acqua del pozzo entrava nella condutture del Fiora. Chi apriva il rubinetto, insomma, non trovava l’acqua di montagna. Acqua comunque potabile ma non quella prevista, dal punto di vista della composizione. Tutta colpa di un punto di adduzione supplementare, scoperto nel corso di alcuni lavori di riparazione.

Per quella installazione ritenuta irregolare, la Procura ha chiesto il processo per Stefano Pericoli, 52 anni, di Castiglione della Pescaia. Una richiesta accolta dal giudice dell’udienza preliminare Marco Bilisari, che ha ravvisato sufficienti indizi per formulare l’accusa di corruzione o adulterazione colposa dell’acqua potabile fornita dall’Acquedotto del Fiora, prima che fosse attinta o distribuita per il consumo. Un pericolo per la salute pubblica.

Più grave era l’ipotesi inizialmente formulata dal pm Maria Navarro, che si è poi orientata per la violazione di natura colposa. Due famiglie (sei persone in tutto) si sono costituite parte civile con l’avvocato Alberto Vannetti. Ma sono 27, secondo l’imputazione, le utenze che sarebbero state interessate dal collegamento abusivo, in un tratto di alcuni chilometri nella campagna. Il tutto era stato scoperto nel gennaio 2012 lungo la strada provinciale del Padule, nei pressi dell’abitato di Castiglione della Pescaia, a poca distanza dall’attuale sede del municipio. Qui, vicino alla casa di Pericoli, erano stati eseguiti lavori di riparazione di una conduttura privata, che si era rotta. Osservando le tubazioni, qualcuno si era accorto di un’anomalia e cioè che l’acqua procedeva in direzione opposta rispetto a quella normale. Facendo alcuni approfondimenti, era stato scoperto che era stato posizionato un punto di adduzione supplementare, collegato a un pozzo artesiano e regolato da una saracinesca. Il punto di adduzione era sistemato a valle del contatore. E sarebbe stato Pericoli a installarlo. Secondo l’imputazione, non vi sarebbe stato alcun dispositivo tale da impedire automaticamente il ritorno dell’acqua nella rete: e così l’acqua del pozzo si immetteva nella rete idrica e si era miscelata con quella fornita dall’Acquedotto del Fiora. E tale acqua andava a servire 27 utenze della campagna fino a Ponti di Badia.

Analisi condotte dall’autorità sanitaria avevano stabilito che comunque non vi era alcuna forma di inquinamento: l’acqua immessa era comunque potabile. Era però diversa da quella che doveva uscire dal rubinetto. Così si era avviato il procedimento penale, nel quale Pericoli è assistito dall’avvocato Stelio Pugi.

La prima udienza dibattimentale si terrà il 3 marzo davanti al giudice Mezzaluna.

Pierluigi Sposato

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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