Sicurezza
«Così abbiamo preso a cuore il progetto e convinto il ministero»
In gergo burocratico si chiama “attività sindacale”. Nella pratica sono lettere, richieste, telefonate, sollecitazioni, trasferte nella capitale e lunghe anticamere nel Palazzo. Se Roma ha aperto...
In gergo burocratico si chiama “attività sindacale”. Nella pratica sono lettere, richieste, telefonate, sollecitazioni, trasferte nella capitale e lunghe anticamere nel Palazzo. Se Roma ha aperto gli occhi sul Codice rosa nato a Grosseto è perché il progetto è valido e perché, come si dice negli ambienti istituzionali, politicamente sta in piedi già da solo. Ma forse una mano a dare un’acceleratina alle lancette dell’orologio l’ha data il Coisp, il sindacato di polizia, il cui segretario provinciale, Claudio Ciacci, non si è risparmiato per perorare la causa. «Abbiamo fatto un’attività sindacale oggettiva al ministero dell’Interno coinvolgendo il livello nazionale del nostro sindacato», spiega Ciacci. «Il ministero aveva risposto che apprezzava l’attività e l’avrebbe presa in considerazione. Nel nostro piccolo ce la siamo presa molto a cuore». Oggi tre agenti della squadra mobile più Ciacci delle volanti e un’altra decina di agenti della polizia di Stato sono stati formati secondo il protocollo del Codice rosa, allargando le loro competenze: non solo detective ma anche un po’ psicologi. (f.f.)
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