Sicurezza
«Riprendiamoci la città» Ecco i volontari del bello
Dalle proteste su facebook all’impegno concreto: nasce il gruppo Dritti alla meta «Le istituzioni latitano? Guanti e sacchetti, ci pensiamo noi». Partendo dalle Mura
GROSSETO. Con i guanti di seta la rivoluzione non si fa, disse un dittatore del secolo scorso per giustificare l’orrore dei suoi crimini. Ma con i guanti da lavoro magari sì, e senza sangue.
Guanti, sacchetti, rastrelli, entusiasmo e soprattutto idee: così un piccolo esercito di grossetani tenta la sua rivoluzione. Non “contro” qualcosa _come precisa subito Fernando Bruno, imprenditore provvisoriamente prestato all’organizzazione delle truppe _ ma “per”: per il bene pubblico, per aiutare la città a liberarsi delle sue zone d’ombra, per farla più pulita, più vivibile. E magari per immaginarla un giorno attraente come tante altre città della Toscana e dell’Europa.
L’obiettivo è preciso. Ma è anche realistico? Secondo loro sì. E allora eccoli qui, in un lunedì sera di ottobre al Tce di via Bulgaria, a contarsi e a tentare di pianificare le prime strategie di azione concreta.
Il punto di partenza è semplice. Da tempo, in particolare sui social network i grossetani lamentano il degrado di questa o quella parte della loro città. Dalle Mura Medicee alle aree verdi, dai parchi gioco ai sottopassi, dalle periferie senz’anima (e senza fermate dei bus) al guano che asfalta via Mazzini, è un fiorire di post, fotodenunce, video choc, sfoghi, proteste.
Il bersaglio è quasi sempre un generico “Comune”, dal quale non sempre arrivano risposte; e quando arrivano sono spesso braccia alzate in segno di resa: «Non ci sono soldi, di più non si può fare».
E allora? E allora tutti fuori dal mondo virtuale di facebook, tutti fuori dalle invettive on line e tutti in campo: maniche rimboccate, quel che l’ente pubblico non fa lo facciamo noi. “Dritti alla meta” _ come recita lo slogan che dà il nome alla missione _ dribblando i “non si può” delle istituzioni.
Si sceglie un luogo in cui “colpire”, ci si ritrova, lo si “bonifica” e lo si restituisce alla città. Senza chiedere nulla all’ente pubblico: se quest’ultimo vuole offrire collaborazione meglio, sennò eviti almeno di frapporre ostacoli.
«Dobbiamo smetterla di tollerare illeciti», dice Bruno rivolto alla platea del Tce. «Va bene fotografare la bottiglia al Cassero e postare la foto su Facebook, ma poi quella bottiglia dobbiamo andare a raccoglierla. Grosseto ha 80mila abitanti: se ognuno di loro raccogliesse una bottiglia al giorno...».
Detta così la proposta di “Dritti alla meta” sa un po’ di utopia. Ma anche i sogni a volte mettono gambe. «Vorrei che questo diventasse un virus benefico, che contagiasse tutti», incalza Bruno. E a giudicare dal “tutto esaurito” della saletta al Tce il mattino ha già detto buongiorno: una quarantina di persone, di tutte le età e di ogni estrazione sociale, che oltretutto sembrano poco intenzionate a farsi mettere etichette politiche. O meglio, partitiche, «perché politica sì, questa è la politica, qualcosa che riguarda la polis, la città», dice Massimo Reali, pediatra che con la giovane Giulia Pellegrini affianca Bruno al tavolo dei promotori. Mentre lo stesso Fabrizio Viggiani, col suo sito “Dimensione urbana” punto di riferimento del gruppo, assicura che la sua militanza nel centrodestra nulla ha a che vedere con questo impegno.
«L’idea – continua Reali a rimarcare equidistanze – è di partire da una piccola azione, bypassando l’amministrazione comunale vista la sensazione di menefreghismo che tutte le amministrazioni diffondono da sempre. Guanti, ramazze e scope, andiamo a pulire qualcosa. Già da domenica prossima».
La discussione si fa operativa. Ci si pone il problema di un’eventuale assicurazione («e se qualcuno si fa male?»), si dibatte sull’opportunità di compiere azioni eclatanti _ come ad esempio portare i rifiuti sotto il Comune _ divisi tra chi si dichiara pronto a prendersi una denuncia e chi invece invita alla prudenza.
Alla fine prevale la linea morbida, una “guerra” da combattere nei sentieri della legalità. «Buone idee a costo zero» per costruire e non per distruggere. Per togliere il velo agli alibi del non si può, per inchiodare tutti – compresi i cittadini incivili – alle proprie responsabilità. Le armi sono guanti e sacchi: chi vuole può arruolarsi.
Emilio Guariglia
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