Il Tirreno

Grosseto

Lupi, serve una deroga europea

di Fiora Bonelli
Lupi, serve una deroga europea

Interrogazione dell’onorevole Luca Sani: «Ora si deve percorrere la stessa strada di altri paesi»

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GROSSETO. Gestione dei lupi, ibridi e canidi. Finalmente, dopo le decine e decine di aggressioni da parte di predatori, subite dagli allevatori toscani e del grossetano in particolare, dove peraltro la maggior parte degli allevamenti è finalizzato alla produzione di latte e non di carne, qualcosa di istituzionale si muove.

L’onorevole Luca Sani, presidente della commissione agricoltura della Camera presenta infatti un’interrogazione alla commissione ambiente, affinché sia presentata al governo una richiesta per una gestione risolutiva dei predatori delle aziende ovicaprine, sull’esempio positivo della Francia e della Svizzera «Dove – spiega – sono state effettuate politiche efficaci di gestione di predatori, compresi alcuni abbattimenti».

Ma se per altre nazioni sembrano esserci stati pochi problemi per ottenere l’ok dall’Europa, per l’Italia non mancano gravi difficoltà.

Infatti il quadro legislativo nazionale è carente. Due, in particolare, le normative europee di riferimento, rammenta lo stesso Luca Sani. Da una parte, infatti, c’è la convenzione di Berna per la conservazione della vita selvatica e dei suoi biotopi e dall’altra c’è la direttiva “Habitat”.

Chiedere la deroga all’Europa per chiedere l’abbattimento di specie protette, spetta agli Stati, che hanno una propria autonomia e soggettività. Ma come ricorda Sani, l’inghippo sta nel fatto che l’Italia non ha normative che regolino la conservazione o protezione delle specie protette, se non la legge 157 che recita che le specie di questo tipo non possono essere oggetto di caccia e il “Piano per la conservazione dei lupi”, redatto nel 2012 dall’Ispra e valido per 5 anni, dove vi sono raccomandazioni di comportamenti specifici agli enti locali.

«È necessario un aggiornamento del piano – afferma Sani – per elaborare protocolli di interventi per il monitoraggio e la prevenzione per promuovere un’effettiva sostenibilità territoriale del lupo».

Cosa si chiede, dunque, al governo? L’interrogazione chiede l’adeguamento del piano dell’Ispra, ma anche di dare attuazione alla risoluzione congiunta della commissione agricoltura datata giugno 2013 che impegna il governo a proseguire iniziative di monitoraggio, studio e ricerca, col sostegno di istituzioni e associazioni, per attivare misure di prevenzione e sostegno per le aziende colpite da predazioni.

Ma in particolare l’interrogazione spinge per chiedere, in sede europea, sulla scorta degli esempi delle altre nazioni, le iniziative necessarie per adeguare il quadro legislativo, alle esigenze della situazione agricola e zootecnica italiana, nel rispetto della tutela delle specie animali.

In particolare, si fa esplicito riferimento al fatto che negli ultimi anni la presenza del lupo è proliferata e adesso non si tratta più di esemplari singoli, ma di veri e propri branchi i quali, oltre che per le greggi, potrebbero diventare pericolosi per la stessa incolumità dell’uomo.

Da non sottovalutare nemmeno l’inasprimento della tensione sociale, oltre che il disastro economico che tocca a alcune aziende, così che il fenomeno si profila come una vera e propria emergenza.

Insomma si invoca la deroga. Ma il suo uso deve soddisfare tre condizioni: dimostrare che è necessaria, che non vi sono alternative e che non ha impatto negativo sulla conservazione della specie.

Ogni gestione territoriale, dunque, sottolinea l’interrogazione di Sani, si basi su un’ampia pianificazione territoriale, conoscenze scientifiche comprovate, e un compromesso sostenibile fra ambiente, insediamento umano ed economia.

In sostanza, adesso la strada è tracciata, ma gli ostacoli da superare sono ancora parecchi. Gli allevatori incrociano le dita. E con loro le zone che su un certo tipo di economia ancora si reggono.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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