Gioco
L’artigianato resiste col fiato tra i denti «Ma senza strade...»
Maurizio Pellegrini (Cna) fa il punto dell’economia in Amiata «Rispetto al Senese si regge, l’emergenza è il Cipressino»
CASTEL DEL PIANO. La “ripresina” di cui si sente vociferare, in Amiata per ora non c’è. Non si va avanti né indietro. L’economia dell’Amiata grossetano è ferma. Ma non peggiora ed è già un successo. Le ditte storiche tengono e, anzi, fanno investimenti. Ma se non migliorerà la viabilità del Cipressino, il rischio default è grande.
L’analisi dell’economia legata all’artigianato la sintetizza Maurizio Pellegrini, coordinatore della Cna dell’Amiata.
«Tra fine 2012 e i primi nove mesi del 2013 _ annota Pellegrini _ abbiamo fatto 10 cessazioni a fronte _ in tutto il 2013 _ di sole 5 iscrizioni, perlopiù giovani disoccupati o dipendenti licenziati. Nei mesi scorsi varie ditte da noi amministrate, una decina, avevano fatto ricorso alla cassa integrazione in deroga. Attualmente solo una sta utilizzando lo strumento. Ciò è dovuto al fatto che le ristrutturazioni aziendali hanno ormai avuto il loro esito: in alcuni casi i dipendenti sono stati riassorbiti, negli altri casi, la grande maggioranza, i dipendenti sono stati licenziati o si sono dimessi, perché hanno trovato altri lavori che potevano offrir loro maggiori garanzie. In generale potremmo definire la situazione come “stabilmente al ribasso”: non peggiora, il che è già un dato positivo, ma non si smuove da un arretramento che ormai dura da anni».
Per la precisione da almeno cinque anni, da quando cioè _ sottolinea il coordinatore della Cna _ «tutti gli indicatori nell’artigianato sono andati giù e lì rimangono. È tuttavia già una notizia che non peggiorino e, francamente, seppur non si possa parlare di aggancio alla ripresa, che almeno quassù non si vede, l’apparato produttivo amiatino resiste, soprattutto grazie ai principali gruppi industriali che hanno retto, si stanno consolidando e in alcuni casi espandendo, anche in virtù dell’acquisizione di quote di export, l’unico indicatore economico in crescita in Toscana».
Lo scarso numero delle iscrizioni nell’artigianato – ribadisce Pellegrini _ è tuttavia un chiaro indicatore di stagnazione. Purtroppo le cessazioni fisiologiche mantengono il loro trend. Molti di coloro che hanno smesso, e quelli che smetteranno alla fine dell’anno, rientrano a pieno titolo tra coloro che, con una legislazione fiscale più elastica qualche altro anno avrebbero retto, come abbiamo lamentato invano più volte. Le microattività sono frenate, qui e altrove, oltre che dall’andamento economico recessivo, dall’eccesso di pressione fiscale e contributiva, alle quali si affianca una burocrazia asfissiante rispetto alla quale non si registrano novità di rilievo. E non si chiede nemmeno più il credito. Che dire. Si ha la sensazione che ci si sia abituati al declino. Che si cerchi di conviverci. Che, sotto certi aspetti, si siano prese le misure e ci si sia adattati, al ribasso, rispetto a una situazione critica della quale non si vede la fine. Questo e’ vero soprattutto per artigianato e commercio, legati strettamente al mercato locale. In altri casi la situazione risulta diversa, con alcune aziende industriali locali in controtendenza rispetto al desolante scenario dello smantellamento dell’apparato industriale al quale assistiamo in questi giorni. Com’è stato più volte messo in risalto è forse questa la più rilevante differenza tra Amiata grossetano e senese, dove varie grandi aziende hanno attraversato e attraversano un periodo di forte crisi. Su questa situazione tuttavia non ci possiamo cullare: sono già giunti segnali, ad esempio, che se non si interviene sulla viabilità di raccordo con le grandi arterie piccole e grandi aziende finiranno per soccombere nel confronto con i loro competitors».
Il riferimento alla strada del Cipressino, croce dell’Amiata, è più che esplicito.
Fiora Bonelli
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