Il dolore
Costa d’Argento, il mare ha l’ok da Arpat
L’agenzia ha pubblicato i dati dei controlli in 1700 punti di raccolta: la costa è al top in Toscana
COSTA D’ARGENTO. Il mare della Costa d’argento continua a essere il più bello e il più pulito di tutta la costa Toscana.
Lo dice l’Arpat che ha pubblicato ieri i dati consuntivi dei controlli effettuati costantemente durante l’estate 2013 e relativi a 1687 campioni raccolti in 266 stazioni marine della costa toscana: in provincia di Grosseto l’incidenza di campioni che hanno evidenziato valori anomali di inquinamento batterico, da Escherichia Coli e da enterococchi intestinali è stato solamente dell’1,62% con soli tre casi, rispetto a un totale regionale di 48, che durante l’estate si sono verificati nel tratto di Costa che da Cala di Forno va fino alla spiaggia del Chiarone.
Nelle altre stazioni di prelievo la valutazione dell’Arpat è stata “eccellente” confermando, come sempre, un’elevata qualità delle acque in Maremma del sud: in questo ha eccelso soprattutto Monte Argentario che, nonostante due porti, ha evidenziato nelle sue dodici stazioni di prelievo valori all’interno dei limiti. Oltretutto i rilievi non sono stati fatti solo sulle spiaggette o nelle calette sotto la panoramica, come alle Cannelle o a Cala Piccola, ma in luoghi molto frequentati anche dai cittadini locali come La Cantoniera e Il Moletto a Porto Santo Stefano, o Punta Pertuso a Cala Galera. Anche Capalbio ha avuto sempre giudizi eccellenti, con una delle sue stazioni di prelievo, quella di Macchiatonda, che ha evidenziato acque pulitissime che giustificano ancor di più la particolare predilezione al “buen ritiro” in queste zone da parte dei vip di mezza Italia. Solo Orbetello ha avuto qualche piccola macchia, all’interno di dati generalmente buoni per tutto il suo litorale: la foce dell’Albegna, ad esempio, ha dato per due volte tra maggio e giugno dei valori fuori norma. «Tali episodi di inquinamento dipendono spesso da un sistema di trattamento delle acque reflue non ancora completato o non del tutto adeguato ai carichi stagionali – dicono dall’Arpat - soprattutto durante particolari condizioni meteo-climatiche (piogge intense) delle acque costiere o dei corsi d’acqua che su queste insistono». (s.z.)
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