Sicurezza
«Sulle cause delle predazioni il presidente dice baggianate»
GROSSETO. «Bottinelli non sa di cosa parla. La sua conoscenza della caccia e dell’allevamento, del modo di pensare dei cacciatori e degli allevatori è così superficiale da restare allibiti di fronte...
GROSSETO. «Bottinelli non sa di cosa parla. La sua conoscenza della caccia e dell’allevamento, del modo di pensare dei cacciatori e degli allevatori è così superficiale da restare allibiti di fronte alle baggianate che egli sostiene con tanta veemenza».
Ulrica Fatarella, titolare di un’azienda di allevamento e consigliere provinciale del Pd, spara a zero contro le ultime dichiarazioni del presidente della sezione provinciale della Lav Giacomo Bottinelli che, dopo lo sterminio delle greggi da parte di predatori, ibridi e lupi, dopo la chiusura di decine e decine di aziende saccheggiate e la richiesta alle istituzioni di interventi risolutivi, ha avuto a dichiarare che la colpa di questa strage è degli allevatori e dei cacciatori e dei loro cani.
Fatarella è trasecolata e scandalizzata: «Gli allevatori amano gli animali, tutti. Gli allevatori conoscono ogni singola pecora, ogni singola mucca, ogni maiale, ogni cane. Li conoscono uno a uno. Si occupano della loro salute e del loro benessere. Per gli allevatori, gli animali sono la propria vita. Se non si capisce questo, è inutile qualsiasi discussione. Le polemiche della Lav sono inutili, strumentali e hanno solo lo scopo di trovare spazio sui giornali».
Quando gli animali vanno al macello, l’allevatore non ne ha alcun piacere. La signora Fatarella lo afferma con forza, ma con altrettanta forza afferma che «la nostra vita è legata alla loro morte. Su questo pianeta le cose funzionano così da sempre, che a Bottinelli piaccia o no. Da milioni di anni gli esseri umani sono allevatori e cacciatori. Nessuno uccide per il piacere di uccidere».
Stessa questione per i cacciatori, secondo la signora Fatarella che incalza: «Ogni singolo cane ha il collare e il microchip. Secondo Bottinelli i cani dentro i canili sono dei cacciatori. Questo significa che hanno identificato il proprietario attraverso il microchip. Se è così lo invito a denunciare chi li ha abbandonati. Diversamente, mi pare difficile affermare di chi siano. Forse sono cani randagi abbandonati da cittadini annoiati. I cacciatori amano i propri cani. Se li perdono, tutta la squadra resta a cercarli anche di notte. Lasciano indumenti del padrone perché il cane li fiuti e li riconosca e se malati o feriti, il cacciatore spende cifre enormi per la loro cura. Né i cacciatori né gli allevatori praticano crudeltà verso gli animali. Se Bottinelli è a conoscenza di situazioni diverse, lo invito a denunciare, altrimenti la faccia finita di lanciare proclami fondati sul nulla».
Anche sui risarcimenti la signora obietta che «i danni sono molto maggiori dei risarcimenti presunti. Nessun risarcimento potrà mai coprirli. Noi allevatori vogliamo solo fare il nostro lavoro con serenità, passione e amore, come fanno tutti».
E infine la stoccata: «Per noi allevatori è irrilevante che i predatori siano lupi o cani randagi, il punto è che uccidono i nostri animali. I nostri, non quelli di Bottinelli».
Nonostante tutto, le soluzioni tardano, anche se ci sarebbero: «Provincia e Regione stanno facendo grandi sforzi, ma sul piano giuridico sono disarmate e su quello economico non hanno possibilità di intervento», commenta Fatarella. «Dei progetti in corso, nessuno ha dato risultati apprezzabili. Solo il governo ci potrebbe aiutare, realizzando un censimento dei predatori, per chiedere all’Unione Europea delle deroghe sugli abbattimenti, sull’esempio della Francia dove utilizzeranno cacciatori addestrati per limitare l’espansione dei branchi. Dunque, se le cose restano così, corriamo il rischio che anche i lupi francesi si spostino in Italia».
Fiora Bonelli
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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