Finanza
«Fusione dei comuni? Manovra populista»
Il presidente dell’Unione Ulivieri critica l’accelerazione della Regione sull’accorpamento degli enti
CASTEL DEL PIANO. Il presidente dell’Unione comuni Amiata grossetana polemico con Regione e Irpet per l’accelerata verso le fusioni piccoli comuni, riproposta in provincia di Grosseto all’incontro pubblico sul tema “La riforma delle autonomie locali in Toscana e processi di fusione”, promossa dalla commissione affari istituzionali del consiglio regionale, alla camera commercio grossetana.
Un incontro in cui sono state presentate le conclusioni dello studio dell’Irpet sulla dimensioni dei governi locali e l’offerta di servizi pubblici e benessere dei cittadini. Tutto organizzato per dimostrare, numeri alla mano, che la fusione è cosa buona.
Ma a questa fusione gli 8 comuni dell’Amiata grossetana hanno già detto no in sede di consigli comunali e di Unione e ora, il presidente dell’Unione Franco Ulivieri annota contrariato: «Nel condividere le considerazioni di altri colleghi amministratori voglio esprimere anch’io il mio disappunto per come parti importanti del sistema istituzionale regionale si stanno muovendo. Il consiglio regionale, la giunta, l’Irpet stessa non possono farsi strumentalizzare da iniziative politiche in cui si muovono logiche fortemente populiste e opportunistiche. Sarei andato volentieri al convegno di Grosseto ad illustrare il processo di aggregazione che stiamo facendo come Unione dei comuni dell’Amiata, ma gli organizzatori hanno pensato bene di invitare chi sicuramente avrebbe dato risposte diverse rispetto al modello di fusione».
L’Unione dell’Amiata, prosegue Ulivieri, è «impegnata ad andare avanti col suo percorso di lavoro; in questi mesi abbiamo fatto passi importanti e l'opinione pubblica sempre di più sta apprezzando il nostro sforzo operativo. Lavoriamo tutti per costruire Unioni forti sia dal punto di vista politico che istituzionale, perché il futuro dei territori passerà dalle Unioni. Lasciamo che i Comuni, con la loro storia e la loro identità, siano un baluardo insostituibile per la tenuta delle nostre comunità, i problemi sociali, economici, culturali, identitari non possono esser svenduti per qualche zuccherino economico che oggi ci viene proposto».
Uno studio dell’Irpet stima che sul territorio della provincia di Grosseto la spesa diminuirebbe di circa 18-20 milioni di euro, con un risparmio stimabile intorno il 30 per cento. Per la nostra Regione potrebbe giungere a toccare quasi 400 milioni di euro l’anno a regime. E ancora lo studio evidenzia che i piccoli comuni costano relativamente molto per produrre servizi poveri. Ma Oreste Giurlani, presidente di Uncem Toscana, è scettico: «È l’ora di smetterla di fare questi conti a tavolino – dice Giurlani – non è realistico che le fusioni dei piccoli comuni portino ad un risparmio di 400 milioni. Innanzitutto sono i cittadini ad esprimersi sulla fusione o meno attraverso il referendum, quindi la loro scelta è sacrosanta, non è giusto far passare tali messaggi: chi fa tali studi ci venga a spiegare come è possibile ottenere questi risparmi. Il consigliere comunale di un piccolo comune percepisce un gettone di presenza dai 13 ai 16 euro lordi a seduta, in media per 10-12 sedute di consiglio l’anno, i sindaci percepiscono indennità che vanno da 500 a meno di mille euro mensili. Insomma il risparmio per i piccoli comuni sarebbe di qualche migliaia di euro, altro che 400 milioni». (f.b.)
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