Il Tirreno

Grosseto

Truffa per la vendita di cuccioli di cane

di Pierluigi Sposato
Truffa per la vendita di cuccioli di cane

Due maremmani indagati dalla Procura di Padova che ipotizza un’associazione per delinquere: sequestrati documenti

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GROSSETO. C’è un’indagine della Procura di Padova che riguarda un allevamento di cani nei pressi di Grosseto. E’ un’inchiesta su una presunta associazione per delinquere finalizzata alla frode in commercio, articolata in varie città d’Italia, e destinata ad accertare la regolarità della vendita dei cuccioli anche da un punto di vista della attendibilità delle certificazioni fornite agli acquirenti. L’indagine risalirebbe ad almeno tre anni fa, ma avrebbe subìto un’improvvisa accelerazione in questi giorni: una perquisizione è avvenuta l’altro giorno anche a Mantova. Dalle prime informazioni acquisibili, sembra che la magistratura veneta intenda far luce su un traffico illegale di cuccioli, a livello internazionale.

A Grosseto, sono indagati un allevatore, titolare di un’attività a poca distanza dal capoluogo, e un mediatore, abitante in città. Tre giorni fa gli agenti della squadra mobile di Grosseto, delegata dal sostituto procuratore padovano Roberto Benedetti, hanno effettuato le perquisizioni nell’allevamento e nelle abitazioni, sequestrando alcuni documenti. Insieme a loro è intervenuto anche il personale del servizio veterinario della Asl, che non ha comunque riscontrato alcuna forma di maltrattamenti nei confronti degli animali. Quest’ultima (articolo 544 del Codice penale) è una delle ipotesi di reato contestate originariamente dalla Procura di Padova, insieme a quella di truffa e di falso ideologico nelle certificazioni e amministrative, oltre che a quella di frode in commercio.

Nell’allevamento, sono state sequestrate alcune confezioni di medicinali, oltre che le “carte di identità” di alcuni esemplari. A casa dell’intermediario, che ha avuto rapporti di lavoro con l’allevatore, sono stati sequestrati altri documenti: in alcuni di questi si fa riferimento al numero dei cani venduti e alle cifre. Sarebbero una sorta di pro-memoria per il lavoro svolto in occasione di vendite di singoli animali o di più esemplari. Stando alle prime conclusioni, il mediatore avrebbe ricevuto una cifra fissa per ciascun cucciolo venduto. Di ognuno di essi, oltre alla razza e anche al nome, vi era comunque il relativo numero di microchip, in modo da consentire un’identificazione certa. Del resto, si tratta di dati che devono essere inseriti nei moduli del servizio veterinario in caso di acquisto o cessione dei cani.

A Mantova, l’altro giorno, gli agenti della squadra mobile hanno effettuato accertamenti nella proprietà di una donna, che è stata successivamente portata in Questura. Sarebbe lei a essere indagata. Verosimilmente, sono state fatte perquisizioni in contemporanea in varie zone della nostra Penisola, da parte delle squadre mobili di varie Questure. Ma non è dato sapere quante siano state, anche se sembra che stamani la polizia padovana possa rendere noti i dati.

Quello del traffico internazionale di cani appena nati è un reato di cui si sono occupate anche varie trasmissioni televisive, ricostruendo itinerari e condizioni di trasporto nonché cifre di vendita e modalità di custodia, destinatari e certificazioni allegate. Tutta da dimostrare non solo la colpevolezza dei due indagati maremmani ma anche la loro consapevolezza dell’appartenenza a un’organizzazione in vasta scala, così come ipotizzata dalla Procura di Padova.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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