Sicurezza
La rsu Cgil protesta davanti alla fabbrica
Perino: «Vogliamo la Prodi bis, l’azienda sta danneggiando le lavoratrici»
GROSSETO. Hanno manifestato, ieri mattina, davanti alla Mabro, le maestranze di Abbigliamento Grosseto che chiedono di accelerare la consegna dei documenti necessari a far approvare dal Ministero la cassa integrazione. Sono tornate, dunque, a manifestare sul prato davanti alla fabbrica di via Senese, le vestaglie azzurre schierate con la componente Cgil della rappresentanza sindacale unitaria. Aspettano la cassa integrazione, ma hanno saputo che la documentazione necessaria non è stata ancora inviata al ministero.
«Lo stanno facendo apposta per danneggiarci» tuona Nadia Perino. «Vogliono danneggiare le dipendenti che non sono in linea con l'azienda, che ritengono che questa azienda può ripartire solo se si dà un taglio netto alla radice, per questo noi vogliamo la Prodi bis».
La legge Prodi, il commissariamento dell'azienda, dunque, per dare un taglio radicale con il passato dell'imprenditore pratese Andrea Barontini e con questo presente di Abbigliamento Grosseto, rappresentato dall'attuale amministratore unico Maurizio Santoro. Le maestranze scese in piazza non gli credono quando sostiene che potrà comunicare al Ministero il numero degli esuberi solo dopo che sarà pronto il piano industriale, quando si saprà se ci sono e quanti sono gli esuberi.
Una posizione che i rappresentanti sindacali della Cgil contestano, anche alla luce degli incontri avuti in passato con l'azienda. «Noi – ricorda Perino – non eravamo d'accordo, ma a quell'epoca ci dissero che gli esuberi c'erano, ed erano 100». Ecco, dunque, la rabbia, perché temono che alla fine la cassa integrazione non l'avranno. Ma nonostante la rabbia, e nonostante i cancelli lasciati aperti – non come l'ultima volta, quando c'erano anche i vigilantes – le maestranze sono rimaste a manifestare fuori dai cancelli, non hanno voluto rischiare di entrare per poi essere cacciate. Non ci sono stati momenti di particolare tensione, salvo qualche fischio o qualche applauso sarcastico quando sono uscite alcune delle lavoratrici che hanno scelto di dare ancora fiducia all'azienda e restare in fabbrica.
La lotta prosegue e si annuncia anche una battaglia legale nel caso in cui andasse perduta l'occasione della cassa integrazione per colpa dell'azienda. «Chiederemo all'azienda – dice Perino – di pagarci tutti gli arretrati».
Enrico Pizzi
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