Sicurezza
«Anche 400 bici nell’ora di punta in corso Carducci»
L’assessore al traffico difende la scelta del divieto «Sono solo 250 metri. E i pedoni protestano ogni giorno»
GROSSETO. L’assessore al traffico, Arsenio Carosi, interviene sugli argomenti degli ultimi giorni. Spiega la scelta del divieto alle bici in corso Carducci e chiarisce che, con l’attuale organico, non riesce a mettere due vigili a piedi in centro. Su quest’ultimo aspetto, in realtà, il comandante sta lavorando a una riorganizzazione e conta di avere una pattuglia dentro alle Mura in tempi brevi per dare una risposta alla crescente domanda di sicurezza dei cittadini.
Carosi interviene su tre aspetti: «Il primo – scrive –: il Comune avrebbe sbagliato ad apporre i segnali di divieto al transito delle biciclette in corso Carducci. Semplicemente incredibile. Il Comune ha solo ricordato ai troppi cittadini che hanno scambiato il corso per una pista ciclabile come, da 18 anni, il corso sia interamente riservato ai pedoni (da sempre segnalato con cartello d’obbligo di color azzurro). Si tratta di un breve tratto (neppure 250 metri) zeppo di vetrine e di bar in strada, che dispone di ben 12 accessi laterali, dove amministrazioni di destra e di sinistra hanno voluto privilegiare la libertà e la tranquillità di tutti di spostarsi in sicurezza. D’altro canto sono numerose le proteste quotidiane di cittadini che rischiano di essere investiti; di anziani o genitori che lamentano i pericoli incorsi dai loro bambini quando vedono sfrecciare biciclette (400 ogni ora, nei momenti di punta) a forte velocità nell'area pedonale cittadina per eccellenza. Peraltro le strade parallele,con limite di velocità 30 km, via Mazzini e via Vinzaglio, assicurano la piena circolazione nelle due direzioni ai ciclisti. Nessuno, quindi, può sentirsi espropriato da un diritto o limitato nei movimenti, a bordo di una bicicletta o condotta a mano per un breve tratto».
«Il secondo esempio parte dalla notizia che il Comune avrebbe chiesto ad un cittadino di disegnarsi da solo le squadrette di delimitazione del proprio passo carrabile. Nessuno può negare che il titolare di una concessione abbia diritto ad avere libero lo spazio antistante il suo passo; non a caso i vigili chiamati sul posto sono intervenuti innumerevoli volte. Ma le modalità di delimitazione e i rispettivi diritti e doveri che incombono per il loro rispetto sono sanciti dal codice della strada: il cittadino titolare ha l’obbligo non solo di assumere a sue spese eventuali indicazioni aggiuntive dirette ad evidenziare il proprio stato di diritto».
«Terza questione: per combattere e prevenire qualunque forma di degrado nel centro storico, ho letto con interesse della proposta di istituire una pattuglia a piedi nell’arco delle 24 ore, Si sostiene che la presenza costante di due vigili metterebbe sotto controllo l’area aiutando anche i casi di emergenza sociale. E questo, non per svolgere compiti di polizia, ma perché le divise farebbero da sole percepire un senso di sicurezza al cittadino. D’altra parte, si afferma, i vigili abbondano, sono addirittura 105. Un’idea apparentemente convincente, ma non proprio semplice da realizzare. C'è però qualche problema: in primo luogo, perché le zone critiche della città di Grosseto sono più d’una (si pensi alla zona che va dalla stazione a via Buozzi oggetto di altre polemiche di questi giorni) e poi basterebbe rammentare che l’esperienza del vigile di quartiere è stata abbandonata in quasi tutte le città che la stavano sperimentando. Per organizzare un simile servizio serve infatti l’impiego di non meno di nove vigili con un costo di oltre 300 mila euro annui; ma soprattutto bisognerebbe abbandonare altri servizi, dal momento che i vigili del Comune sono 83 e non 105. Si può fare senz’altro e sempre meglio, così come potranno essere maggiormente mirati gli interventi in più punti della città, assunte misure di diversa natura come costantemente riconsiderate ma, va anche detto, che molti problemi discendono da comportamenti irregolari. Credo che tutti dovremmo lavorare per creare un clima di rispetto degli altri e delle regole, che concorrerebbe a migliorare la situazione, senza che questo implichi nuovi costi a carico dei cittadini».
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