La manifestazione
«L’ospedale così non funziona bene»
La Uil va all’attacco della direzione dell’Asl: «Poco personale. E l’intensità di cura è un rebus per gli utenti»
GROSSETO. Una lettera per esprimere il disagio degli operatori sanitari e chiedere un’inversione di marcia a vantaggio della collettività: la Uilfpl va giù pesante e in tre pagine inviate alla stampa riassume le (presunte) numerose carenze dell’Asl9 e pone paletti precisi. Destinatario della missiva è il direttore generale dell’azienda sanitaria, Fausto Mariotti.
Primi della classe. Per il segretario Uilfpl, Giampaolo Censini, occorre riflettere sull’effettiva importanza del conseguimento degli obiettivi MeS (annuale classifica stilata dal laboratorio Management & Sanità della scuola superiore Sant’Anna. Riguarda tutte le Asl toscane e prende in esame decine di parametri. Ha premiato l’Asl9 come migliore del 2009 e nel 2012, ndc) «Non tanto perché i risultati certificati rappresentano la verità assoluta e le danno conforto, ma perché tali indicatori non sono rappresentativi della realtà quotidiana vissuta dalla cittadinanza e dal personale». Gli operatori lamentano da tempo un crescente disagio dovuto a un’eccessiva distanza con il vertice strategico aziendale. Così come c’è «Scarso apporto, a volte, dell’apparato gestionale e un’eccessiva burocratizzazione e concentrazione delle risorse in settori nevralgici per la qualità di cura dei pazienti».
Poco personale. In alcuni settori – denunciano dal sindacato – alcuni operatori sanitari «Passano intere giornate a richiamare al lavoro colleghi che hanno già svolto il turno» e questo per coprire le assenze. «Siamo arrivati a un punto di non ritorno. In questi frangenti, il lavoro eseguito in sottodimensionamento di personale genera l’aumento degli input lavorativi». Ne nasce una «Mancanza di serenità e una continua tensione e stress psicofisico».
Intensità di cura. Soprattutto l’apparato organizzativo per “intensità di cura” finisce nel mirino dell’organizzazione sindacale: «L’efficace e efficiente attuazione del modello non può prescindere dal superamento dell’esistenza di barriere (architettoniche e segnaletiche) di una struttura logistica nata per tutt’altro modello sanitario, quello dei reparti». Ma la critica del sindacato non si ferma qui: chi accede al Misericordia, «A patto che abbia la fortuna di trovare un parcheggio, non sa dove andare perché i vecchi reparti sono stati sostituiti dai setting senza un’indicazione di dettaglio e un percorso guidato». Così si perdono tempo, energie e denaro. L’arrivo del modello per intensità di cura, infine, doveva vedere un cammino unitario tra Regione, direzione, dirigenti, personale e cittadini. «E invece appare come un percorso unilaterale (direzione), o al massimo bilaterale (tra direzione e dirigenti) in un’ottica che, purtroppo, ha i connotati dell’autoreferenzialità». Secondo la Uilfpl gli sforzi fatti dai cittadini e dagli operatori per digerire la nuova organizzazione su cui si è strutturata l’Asl sono da apprezzare. E proprio per questo «Avrebbero diritto a risposte appropriate e concrete. Non evanescenti e/o fuorvianti, che riferiscano solo dei risultati MeS e dell’accreditamento».
Semplificare. Il modello per intensità di cura, accusa ancora Censini, è vissuto dal personale sanitario come una complicazione. Per questo dalla Uilfpl invitano Mariotti «A semplificare, snellire, informare sui procedimenti in corso, secondo i principi cardine della trasparenza amministrativa, anziché acuire gli ostacoli burocratici, fisici e procedurali già esistenti». Per il sindacato il personale va davvero coinvolto nei nuovi meccanismi.
Eccellenze. Ma non tutto è da buttare: le eccellenze resistono e sono preziose. A formarle sono «Tanti operatori che ogni giorno fanno il massimo del proprio dovere in rapporto alle pochissime risorse disponibili. Il tutto con grande umanità, competenza, coesione e solidarietà».
Prendere o lasciare. «Nonostante tutto – conclude la Censini – non intendiamo rassegnarci». Le priorità? «Anzitutto la segnaletica, indicazioni e risposte chiare, dettagliate e tempestive per pazienti e utenti». Occorrono anche relazioni sindacali chiare, con un preciso calendario fatto di «Verifiche a breve e medio termine in merito alla tangibilità dei risultati ottenuti». Vanno anche pesate le diverse responsabilità attribuite ai dipendenti, «Con concreto riconoscimento delle reali e/o molteplici responsabilità», il tutto basato sul «Merito del personale di comparto effettivamente impiegato». Particolare attenzione meritano le strutture sanitarie periferiche: con «Scelte strategiche lungimiranti, di maggiore e reale valorizzazione personale». Non manca neppure la necessità di studiare gli «Operatori che lavorano in turno, con rivisitazione degli attuali organici». Infine vanno riconosciute «Le ulteriori attività gestionali e formative svolte dal personale». La palla ora passa al direttore della Asl9.
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