Il Tirreno

Grosseto

Nove liceali nei paesi della mafia

di Paola Villani
Nove liceali nei paesi della mafia

Il racconto dell’esperienza in consiglio comunale: «Abbiamo vissuto in una casa dei parenti di Riina»

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FOLLONICA. Nove liceali in Sicilia per scoprire da vicino che cosa significa il termine mafia.

«Mafia, l'Italia e la mafia, ma poi in realtà nessuno di noi poteva immaginare che cosa stesse dietro quel nome che spesso sentiamo pronunciare, che quasi sempre quando andiamo all'estero associano al nostro paese».

Con poche parole una studentessa del liceo di Follonica ha tratteggiato l'esperienza vissuta con altri otto compagni e un'insegnante a fine luglio scorso, di fronte al consiglio comunale del golfo, che come raramente accade, è rimasto in silenzio ad ascoltarla. I ragazzi hanno voluto raccontare quanto vissuto di fronte all'organo più importante di un Comune, perché anche la loro testimonianza diventasse un tassello di quella che è la lotta contro ogni tipologia di illegalità.

Il loro viaggio è iniziato dai banchi di scuola, dalle riflessioni in aula su quanto ancora oggi accade nel sud Italia: poi quelle parole hanno preso forma attraverso un progetto, sostenuto da Anci (associazione nazionale comunali italiani) Toscana e da Libera, organizzazione nata per sostenere ogni forma di lotta alle mafie, che ha dato la possibilità ad un gruppo di liceali di partire alla volta di Corleone in Sicilia, dove dal 22 al 29 luglio hanno lavorato nei campi confiscati ai mafiosi. Ad ospitarli la cooperativa “Lavoro e non solo”: la mattina tutti con zappe in mano per raccogliere pomodori e il pomeriggio invece era dedicato all'ascolto di storie di mafia e di visite in luoghi coinvolti nella dura legge della malavita. I protagonisti dell'esperienza sono Elena Andreuccetti, Chiara Paradisi, Margherita Galli, Filippo Tardani, Silvia Casalino, Anita Franceschi, Lucrezia Pesenti, Ginevra Dondi, Arianna Ballati, sotto la guida dell'insegnante Graziella Poli.

«La casa dove abbiamo alloggiato era di proprietà dei parenti di Riina – racconta la professoressa Poli – La cooperativa con cui siamo rimasti in contatto, ospita gli studenti italiani da aprile ad ottobre: quando arrivi là non è la mafia che vedi ma l'antimafia. I ragazzi hanno potuto capire che cosa significa vivere combattendo la malavita, hanno ascoltato storie, conosciuto loro coetanei che abitano a Corleone, entrando in contatto con una realtà a noi lontana, ma che dobbiamo invece sentire vicina». La docente ha poi rivolto un appello al consiglio comunale del golfo: in questi giorni la cooperativa sta raccogliendo i poponi, solo che non riesce a venderli perché il loro aspetto non è bello, magari hanno forme strane e non sono proprio gialli. Ecco che la professoressa si è data da fare per rintracciare acquirenti dei frutti che costano un euro l'uno, di cui 75 centesimi vanno alla organizzazione e 25 al trasportatore che si è offerto di portare il carico in Maremma. «La sensazione più bella è stata partecipare a qualcosa d'importante», hanno detto.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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