La manifestazione
Nel deserto piante cadute e luci rotte
Ai primi di ottobre il paese è già abbandonato: «Qui si vive solo due mesi, la cura è poca. Non c’è neppure il distributore»
PRINCIPINA A MARE. È Principina la protagonista della terza tappa dei viaggi tra le periferie comunali. Dopo Istia d’Ombrone e Roselle tocca a una località turistica.
Un fiore all’occhiello? Potrebbe esserlo, ma al 9 di ottobre è già un paese fantasma.
Destagionalizzare. C’è la crisi che affossa le imprese? “Dobbiamo destagionalizzare”: è la parolina magica, la usano davvero in tanti. Ma poi, alla prova dei fatti, quasi nessuno mette in campo delle politiche che possano davvero offrire un contributo. È così che il turismo, quello che genera ricchezza, fa andare avanti le imprese e le famiglie è schiacciato in un paio di mesate, tre al massimo. E pure quel “fare sistema” - altra frase vuota divenuta slogan - va a farsi benedire. A Principina troviamo un paese fantasma: negozi chiusi (alcuni, ci dicono, da anni) accompagnano lo sguardo di chi si trova a girellare nella speranza di prendere un caffè dopo pranzo. Le centinaia di automobili parcheggiate ovunque, i ragazzini in bicicletta e le belle signore in costume da bagno sono un ricordo. È il 9 di ottobre, qualcuno deve ancora fare il cambio dei vestiti negli armadi, ma Principina è già un deserto. Eppure qualcuno sulla spiaggia c'è, ma quando passa in paese non sa proprio dove andare: “È tutto chiuso!” dice una ragazza.
Scuole. «Sa cosa c’è – confida un residente – una delle cose che ci fregano solo le scuole: dovrebbero aprire a ottobre, non i primi di settembre. Così allungheremmo la stagione». Anche le associazioni di categoria hanno chiesto (invano) alla Regione di posticipare il ritorno sui banchi. «E invece niente, così la gente se ne va a fine agosto».
Buche, lumi, arredi. Inutile perdere troppo tempo a dire sempre le solite cose, ma non è neppure possibile sorvolare in toto le lamentele: «Qui – si confida un’anziana - le strade fanno pena. E anche di luce in paese non è che ce ne sia troppa». Verso il mare, lunghi tratti di strada sono delimitati da graziose staccionate di legno. Ma hanno ceduto al peso del tempo e di qualche buontempone che si diverte a sfasciare quel che gli capita sotto mano. Tante le rastrelliere per le bici: c’è chi non le vorrebbe nell’area pedonale.
Cura del verde. La cura della pineta è una delle lamentele più diffuse tra chi frequenta la frazione. Rami scosciati, pini adagiati a terra e fronde che sbattono sui tettucci dei fuoristrada non lasciano una bella sensazione a chi visita Principina: «Ci vorrebbe più cura del sottobosco e del verde» dice una donna.
Distributore. Un distributore di carburante abbandonato non è un bel biglietto da visita. Se poi a fregiarsi di quel bel vedere è una località turistica la cosa è ancora più grave. Il distributore della Ip all’ingresso di Principina è dismesso da anni. «L’unico modo di fare il pieno è andare a Marina, lì è rimasta una pompa». E menomale. Ma qualcuno batta un colpo.
Rio Grande. L’ammasso di seconde case denominato Rio Grande è un piccolo paradiso. Verde ben tenuto, area di sosta davanti casa e ciclabile a un passo. Peccato per la discarica che abbiamo pizzicato, proprio nel mezzo del complesso residenziale. Anche lì, però, si può star comodi: in mezzo alle macerie gettate da qualche incivile c'è una sdraio.
Principina a Terra. Sì, non c’è solo la gemella famosa: Principina a Terra merita una visita e pure una risposta. C’è un cantiere, tra via dell’Airone e via dell’Alzavola fermo da un sacco di tempo: «È così da vent’anni. C’era una ditta che aveva iniziato i lavori – dice un residente - poi ha abbandonato tutto. Quando piove, la mattina ci svegliamo con il richiamo delle paperelle che girellano nello scheletro del palazzo abbandonato».
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