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«I predatori vanno censiti». «No, uccisi»

«I predatori vanno censiti». «No, uccisi»

GROSSETO. L’ultimo gravissimo attacco dei predatori all’azienda Eugeni di Baccinello dove sono stati sterminati più di 100 capi (fra morti e feriti irrimediabilmente), scuote il Palazzo. Così, dopo l’...

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GROSSETO. L’ultimo gravissimo attacco dei predatori all’azienda Eugeni di Baccinello dove sono stati sterminati più di 100 capi (fra morti e feriti irrimediabilmente), scuote il Palazzo. Così, dopo l’intervento del presidente Marras, del parlamentare Sani, della Cia, fra lo sgomento e la rabbia degli allevatori, anche Gambetta Vianna, capogruppo di Più Toscana, e Antonfrancesco Vivarelli Colonna, presidente di Confagricoltura Grosseto, intervengono sull’argomento.

Gambetta Vianna si dice d’accordo con la tesi di Sani e indica nel censimento dei lupi l’unica possibilità di reazione al dramma degli allevatori. «La densità di lupi non è più sostenibile, la Regione ascolti il territorio», spiega Vianna. «In provincia di Grosseto negli ultimi dodici mesi ci sono stati almeno 400 capi uccisi e danni agli allevatori per migliaia di euro, ma le stime sono a ribasso. Serve una pressione della Regione Toscana su Roma per consentire di controllare branchi di lupi che nel grossetano hanno raggiunto una densità non più sostenibile. Purtroppo strumenti come assicurazioni, riconoscimento dei danni indotti e investimenti per prevenire le aggressioni non sembrano più sufficienti. La proliferazione di lupi e canidi è diventato oggi un problema strutturale della provincia grossetana. Da mesi chiediamo che oltre al ritorno al rimborso diretto e alle opere preventive, si provveda al più presto al censimento della specie».

Gambetta Vianna sottolinea che «serve un cambio di mentalità da Firenze nella gestione della situazione: dall’adozione della legge regionale 26 del 2005 il danno predatorio è considerato un rischio d’impresa e non come un evento straordinario dalle potenzialità distruttive e impreviste».

Dunque secondo Gambetta Vianna occorre una prevenzione totale con strumenti come il censimento dei lupi che quest’inverno potrebbe essere reso possibile in alcune aree grazie alla conta delle orme sulla neve o tramite le stime offerte dall’induzione di ululati.

Di «problema politico sociale» parla Vivarelli Colonna. «Gli allevatori sono esausti – spiega – e rischiano di trasformarsi, per autodifesa, in autori di gesti anche inconsulti». Quali percorsi può intraprendere la politica? Per Vivarelli Colonna, sicuramente, serve un approccio diverso alla questione. «La predazione degli ovini in realtà non è solo un problema di normative comunitarie – spiega Vivarelli Colonna – perché le scappatoie esistono nei regolamenti, come dimostrano i paesi Ue (Francia, Spagna, Germania e Norvegia) ed extra (Svizzera), che in presenza di problematiche di questo tipo, adottano tranquillamente politiche di abbattimento selettivo fino a ottenenere un numero bilanciato di predatori che garantisca la biodiversità e l’equilibrio ecoambientale, senza minimamente mettere al repentaglio la sopravvivenza della eventuale specie protetta del caso». (f.b.)

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