Il Tirreno

Grosseto

Condannata ex dirigente Asl

Condannata ex dirigente Asl

Maltrattamenti nei confronti della infermiera sua dipendente: pena di 8 mesi

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GROSSETO. L'accusa aveva chiesto 8 mesi.E 8 mesi sono stati. Il giudice Puliatti ha riconosciuto colpevole la dottoressa Tosca Papalini, 63 anni, abitante a Sorano, già dirigente del servizio Igiene e sanità pubblica della Asl ad Arcidosso, finita sotto processo per una sorta di mobbing (l'accusa era comunque maltrattamenti) protrattosi per due anni nei confronti di infermiera professionale sua dipendente: dall'agosto 2004 al maggio 2006. Un calvario, quello denunciato dall'infermiera oggi 46enne, articolato in dieci situazioni diverse, ognuna ben caratterizzata.

Al termine di un lungo dibattimento, il giudice - che ha sospeso la pena e ha concesso la non menzione - ha invece assolto la donna dal secondo capo di imputazione, quello in cui si contestava l'aver causato una malattia nell'infermiera, cioè un'alterazione del benessere psicofisico: il fatto non costituisce reato. La Papalini, assistita dagli avvocati Lenzi e Bancalà (che avevano sollecitato l'assoluzione), dovrà comunque risarcire in separata sede civile i danni subiti dall'infermiera - assistita dall'avvocato Morisco. Motivazioni entro il 6 dicembre.

Offese, scherno, estromissione dai corsi, negazione della richiesta di ferie, visita fiscale, omissione di inserimento dati; tutto in danno dell'infermiera, che sarebbe stata sottoposta a una serie di atti di violenza e vessazioni psicologiche. Queste le contestazioni che erano state mosse alla ex dirigente, la quale aveva respinto subito ogni tipo di accusa.

La Papalini avrebbe definito traditrice e vigliacca l'infermiera, minacciandola anche: «Ti rovino». Poi avrebbe detto che la donna le avrebbe causato il vomito alla sola vista. L'avrebbe schernita chiamandola «strega» e «vedetta lombarda»; e, davanti all'ambulatorio in cui la donna prestava servizio, l'avrebbe definita un'incompetente. Ne avrebbe ignorato sistematicamente la presenza sul luogo di lavoro. L'avrebbe definita non affidabile parlando di lei con i colleghi. Avrebbe imposto la rimozione dei quadri e delle piante presenti nell'ambulatorio. Avrebbe estromesso l'infermiera dal corso di pronto soccorso pediatrico nonostante che la donna fosse l'unica esecutrice della vaccinazioni per la Zona 3 Amiata. Poi, la negazione delle ferie. Ancora, il controllo arbitrario e vessatorio attuato con la disposizione di una visita fiscale nei confronti della donna in congedo per malattia del figlio. Infine l'omesso inserimento dei dati personali nell'archivio informatico.

Pierluigi Sposato

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