Il Tirreno

Grosseto

Capitale della cultura 2019 «Parliamone sull’Amiata»

di Francesca Ferri
Capitale della cultura 2019 «Parliamone sull’Amiata»

Gianmarco Serra, ideatore della candidatura, accetta l’invito del sindaco di Siena E propone di incontrarsi in un luogo simbolo dal quale si vedono le due province

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GROSSETO. Un incontro sulla vetta del monte Amiata per confrontarsi e, chissà, stringere la nuova collaborazione tra Siena e Grosseto in vista della selezione della capitale europea della cultura 2019. C’è il simbolo – l’ascesa al Monte Ventoso di Petrarca – e ci sono la provocazione e una certa dose di genialità nella risposta con cui Gianmarco Serra accoglie l’invito del sindaco di Siena, Bruno Valentini, a un confronto in vista della designazione, il prossimo anno, della capitale europea della cultura.

Siena si è proposta da tempo, Grosseto da poco. E quando la candidatura grossetana, presentata da Serra e da Maurizio Cont, è stata “scaricata” dai politici e dagli amministratori locali, che hanno preferito appoggiare Siena, il sindaco di quella città, intervistato dal Tirreno, ha per l’appunto teso la mano ai grossetani.

È così che nasce la lettera di ringraziamento e dichiarazione di disponibilità che dall’India, dove si trova dal 18 settembre per lavoro, Scrive scrive a Valentini. «Ho visto l’irritazione e lo sconcerto che la candidatura della Maremma ha sollecitato nelle istituzioni grossetane da lontano – scrive Serra –. Prima ancora di leggerlo, per ragioni che non sempre ho capito bene, quasi tutte scaricavano il progetto. Ho provato simpatia e piacere per la sua proposta di un confronto tra noi e – perché no? – se ci sono le condizioni, di un’aperta collaborazione».

Serra ricorda che la proposta grossetana è fondata sul primato della cultura sulla politica: «Se non vogliamo morire di banalità sulla superficie delle cose, abbiamo bisogno di una cultura indipendente e coraggiosa, capace di scardinare quel potere/verità/linguaggio dominante di cui siamo certificatori, moltiplicatori, amplificatori e veicolo per il necessario superamento. Questo chiede l’Europa: visione e superamento».

Il progetto separa cultura ed economia, un particolare che a un amministratore pubblico non può sfuggire. «Cultura ed economia – spiega Serra – sono ambiti separati e tali devono rimanere: hanno funzioni e finalità diverse nella vita della persona e della società. Solo quando la cultura serve se stessa e risponde alle sue meccaniche interne può divenire un patrimonio fecondo per l’economia e per la politica. In un momento in cui siamo stanchi di noi stessi, del servilismo, del burocratismo autoritario, del conformismo perbenista e ipocrita che ci attanagliano dal di dentro, io credo che ci siano in Italia, e forse sarebbe meglio dire in Europa, le condizioni per scatenare in quante più persone possibile il desiderio di cambiare e rivoluzionare se stessi, di ragionare sui valori e le dinamiche della società o, come scritto nel progetto, del mondo intero che è la nostra casa».

La capitale della cultura, scrive ancora Serra, ha questa missione: «mandare messaggi al resto dell’Europa e del mondo. È una responsabilità enorme e un’occasione unica. È dunque necessario liberarci dalla paura di mettere in gioco il massimo della nostra onestà, rispondendo solo alla coscienza, che è la forma di responsabilità più alta. Se vogliamo lavorare insieme negli anni, dobbiamo tutti quanti fare lo sforzo di migliorarci, aprirci e metterci in discussione per superare il nostro presente. Se al termine del lavoro, saremo tali e quali al momento della partenza, avremo fallito. Dobbiamo miglioraci, arricchirci, divenire più belli».

In che modo? «Centrale – scrive Serra – è il superamento del feticismo identitario... per restituire centralità alla persona umana. Per questo la nostra proposta nasce da prospettive cosmopolitiche e per questo abbiamo considerato centrale l’idea di ospitalità: ospitare il mondo dentro noi stessi, per renderci tutti più maturi, liberi, solidali».

Maurizio Cont è disponibile a incontrare il sindaco subito. «Io – conclude Serra – non potrò essere presente ma, pensando alla lettera di Francesco Petrarca sulle fatiche per l’ascesa al Monte Ventoso, da cui è scaturita l’idea moderna di paesaggio come proiezione dell’anima, mi permetto di caldeggiare vivamente come sede del vostro incontro la vetta Amiata da cui potrete godere di una vista completa di Siena e della Maremma. Come diceva Clint Eastwood in “Per un pugno di dollari”, le cose viste dall’alto fanno sempre meno impressione».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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