Sicurezza
«Siamo addestrati a obbedire agli ordini»
Il cartografo Canessa: però avrei voluto far capire alla capitaneria che la situazione era gravissima
GROSSETO. Aspettare, aspettare, aspettare. L'equipaggio pressava, il comandante Schettino non reagiva nonostante fosse «accerchiato» dai subalterni. Finalmente il comandante «tornò a bordo della nave», ha detto in aula l’ufficiale cartografo Simone Canessa per significare che Schettino tornò padrone di sé e dette l'ordine di abbandono: «E io o Bongiovanni schiacciammo il pulsante dell’emergenza». Perché ci fu un errore: prima dell'abbandono andava dato il segnale di emergenza, ha aggiunto.
Non è tutto. Anche in quel momento non fu data subito l'emergenza: «All'inizio fu ordinato solo un servizio tender dal lato dritta verso il Giglio» dal vicecomandante Bosio e solo via radio, solo gli ufficiali potevano sentirlo. «E chi stava a sinistra? Si sarebbe creato il caos, l'avevo fatto presente». Finalmente, Schettino concesse all'ufficiale, che rispondeva alla capitaneria, di dare il "distress", l'allarme.
Ma Canessa poteva dare autonomamente l'allarme a terra quando parlò con la capitaneria? Poteva trasgredire agli ordini e andare oltre? «Il blackout era palese ma l'entità della falla era a piena conoscenza solo del comandante. Dal punto di vista umano, avrei voluto lasciar intendere che c'era qualcosa in più. Ma dal punto di vista professionale, siamo abituati ad obbedire, già dal Nautico: ordine ricevuto, ordine eseguito».
Drammatico il racconto di Canessa, a partire dal primo momento in cui, in cabina con Iaccarino, aveva avvertito l'accostata: «Pensavamo fosse una manovra per evitare una collisione con una nave, poi capimmo che la collisione c'era stata col fondo«. E poi la corsa in plancia, il controllo frenetico della strumentazione, le ripetute richieste di intervento a Schettino, le chiamate ascoltate, la gravità della situazione non percepita immediatamente, la nave che si inclinava, la catena umana formata per garantire a chi era su un lato di raggiungere l'altro per salire su una scialuppa: «Pensavo di aver condannato a morte i miei colleghi Ursino e Iannelli, che avevo lasciato a chiusura della catena. Per tutta la notte sono stato con questo pensiero». Canessa rimase a bordo fino alle 5 con una squadra di quattro elementi a cercare passeggeri intrappolati: «Trovammo solo una ragazza dell'equipaggio, a metà del ponte 3, con una gamba rotta».(p.s.)
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