Il Tirreno

Grosseto

Settanta pecore sbranate dai predatori

di Fiora Bonelli
Settanta pecore sbranate dai predatori

Strage in un allevamento a Baccinello. I proprietari: «Siamo rovinati, contavamo su quelle bestie per pagare i debiti»

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BACCINELLO. Orrore al podere di Pian d’Orneta di Baccinello. Orrore come mai prima si era visto. Di un gregge di 200 pecore se ne sono salvate 40. Una strage, che comporta una perdita secca di 30.000- 40.000 euro e soprattutto la paura di chiudere bottega. Perché, a confronto delle numerosissime aggressioni da parte di predatori non meglio precisati (ibridi o lupi a questo punto non interessa neppure più saperlo agli allevatori), questa di Pian d’Orneta è una carneficina fra il fitto bollettino di guerra quotidiano segnalato dai pastori di ogni parte della provincia di Grosseto.

L’azienda di Pian d’Orneta, intestata a Tiziana Pieri e che dà da vivere alla famiglia Eugeni , Tiziana, Leonardo e la moglie, è stata più volte, in passato, vittima di predazioni. Un capo oggi e uno domani, che ha lentamente depauperato il gregge, ma mai nessuno si sarebbe aspettato un saccheggio così spietato come quello accaduto martedì notte. Quello che è successo lo racconta Leonardo Eugeni, fra i singhiozzi. «Martedì notte è successo il finimondo. Avevamo, la sera, rimesso il nostro gregge dentro un recinto alto circa 1,80-2 metri e con fili di ferro lungo tutto il percorso. Il branco di predatori è riuscito a scavare sotto il recinto un varco. Da qui è entrato e ha fatto razzia. Delle nostre 200 pecore, solo 40 sono rimaste integre. Più di 70 sono morte sgozzate e mangiate e lasciate a brandelli, decine e decine agonizzanti e irrecuperabili, altre spolpate in parte, azzoppate, senza mammelle e che moriranno di stenti».

«Una catastrofe inaudita - prosegue Leonardo - Molte dovevano partorire dal 15 ottobre e noi contavamo proprio su questi agnelli per i conti da pagare. E abbiamo perduto oltre a pecore e agnelli anche tutto il latte. Adesso come possiamo pensare di non chiudere l’azienda? Leonardo Eugeni pensa che ad attaccare sia stato un branco numeroso di predatori che, come fanno i lupi, attaccano alla gola e poi smembrano le loro vittime: «C’è chi pensa che a fare questa strage sia stata una femmina coi cuccioli. Ma penso piuttosto a un branco agguerrito di aggressori, che somigliano molto al lupo per come azzannano e mangiano le pecore».

La famiglia Eugeni abita a 600 metri dal recinto: in quelle ore non si è accorta di nulla. «Pioveva forte - spiega Leonardo - e avevamo chiuso bene porte e finestre. Ma stamani (ieri, ndr), verso le 6,20, quando ci siamo recati dalle pecore come tutte le mattine, quello che ci siamo trovati davanti non si può descrivere: cadaveri per ogni dove, pecore morenti, altre con le gambe spezzate. In tutte quelle salve, il terrore negli occhi. L’azienda è a rischio chiusura».

Che ci sia questo rischio lo ha ben ribadito pure il direttore della Cia Grosseto, Angelo Siveri, che accompagnato da Gusmano Pallini, funzionario della stessa organizzazione ha visitato l’azienda: «Se non interverranno fatti straordinari e un intervento concreto e tempestivo di aiuto, quest’azienda, come tante altre, è destinata a chiudere con tre persone che dovranno cercarsi un altro lavoro, che non c'è, e un ulteriore pezzo di territorio che sarà abbandonato. Non esistono ammortizzatori sociali e le autorità, le istituzioni, devono decidere e intervenire».

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