Il Tirreno

Grosseto

Per Elisabeth il dolore si somma al dolore

di Francesca Ferri
Per Elisabeth il dolore si somma al dolore

La donna ha saputo del rinvenimento del marito mentre era all’obitorio per riconoscere il figlio

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GROSSETO. All’ospedale Misericordia di Grosseto lo chiamano “il corridoio della morte”. È un lungo passaggio ad uso del personale, dove transitano le salme che dall’ospedale vengono portate all’obitorio.

Il pavimento di linoleum giallo è solcato dai righi neri delle lettighe che trasportano i cadaveri. Sopra la testa passano tubi e condutture; da un lato, le finestre che si aprono sulla facciata dell'ospedale; dall’altro, una fila di stanze senza insegne, con le scritte vergate direttamente a mano sulle porte: “Archivio”, “Patologia”. Tanto chi deve passare di qui non ha più occhi per guardare.

È in fondo a questo corridoio, oltre la porta mangiafuoco che dà accesso all’obitorio, che in una stanzina di pochi metri la signora Elisabeth Schneider, 43 anni, ha atteso in silenzio di poter rivedere il suo bambino, il piccolo Yannick, 6 anni. I suoi occhi l’avevano visto l’ultima volta mentre era nell’auto insieme al papà Markus, 45 anni, trascinata giù tra dal ponte sul torrente Satello dalla piena, la notte del 5 ottobre all’agriturismo il Cicalino di Massa Marittima. Il piccolo è stato ritrovato due giorni dopo, lunedì mattina, otto chilometri più a valle. E ieri, all’obitorio, c’è stato il doloroso rito del riconoscimento del cadavere da parte della madre, unica sopravvissuta alla tragedia.

La donna è arrivata all’ospedale di Grosseto dal Cicalino, dove è ancora ospitata. Ad accompagnarla c’erano un’amica, arrivata anche lei in Maremma con la stessa comitiva con cui erano arrivati i Link, e Hugo Rey, il trainer svizzero suo connazionale che la sta aiutando nei rapporti con le autorità e nelle traduzioni.

Per la procura, la prassi del riconoscimento cadaverico è un passaggio obbligato, una formalità. Per una madre che ha visto scomparire il figlio dalle sue braccia e che per due giorni ha sperato con tutte le sue forze che fosse miracolosamente ancora vivo, è stato uno strazio.

Dopo il riconoscimento la donna ha atteso che sul bambino fosse eseguita l’ispezione cadaverica – non è stato necessario fare l’autopsia – poi ha lasciato l’ospedale, coprendosi il viso con un giacchetto per non essere fotografata, circondata dai due amici. Il dolore insopportabile e la stanchezza hanno avuto il sopravvento. E all’uscita, per proteggere la signora Schneider da sguardi indiscreti, la tensione e il nervosismo sono stati tangibili. La signora è risalita in auto senza dire una parola mentre i suoi accompagnatori hanno fatto muro intorno a lei.

E proprio mentre la signora Schneider stava lasciando l’ospedale di Grosseto, da Massa Marittima è arrivata la notizia del ritrovamento del marito, che la squadra dei sommozzatori dei vigili fuoco del comando Livorno, impegnati con i colleghi grossetani e di altri comandi alla ricerca dei dispersi, hanno trovato un po’ più a valle rispetto al punto in cui lunedì è riemerso il bambino. Padre e figlio si trovano ora entrambi all’obitorio di Grosseto e stamani, per la donna, si ripeterà la pratica del riconoscimento.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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