Sicurezza
Nuova udienza fiume Il presidente chiede il rispetto dei tempi
Richiamo alla Procura per i testimoni ma anche ai difensori Il 29 sarà sentita Domnica. Giampedroni non verrà
GROSSETO. Di questo passo, con un solo testimone al giorno, il processo Schettino non finirà mai. Se anche fossero solo la metà dei mille e passa indicati nella cifra complessiva, finirebbe per non bastare un anno e mezzo continuativo di udienze, domeniche comprese. Così il presidente Puliatti si trova di fronte alla necessità di contemperare i diritti di tutte le parti con le esigenze di velocità del procedimento.
Un compito non facile, perché l'esame e il controesame dei primi due testimoni ha richiesto parecchio tempo, visto che le deposizioni sono intervallate da testimonianze sonore e-o visive come ieri e lunedì. Un fatto che ha indotto il presidente del collegio a richiamare la Procura: «Impossibile sentire anche il teste Ursino oggi (ieri, ndr) - ha detto intorno alle 18, terminato il controesame di Simone Canessa - E lo dico con irritazione, anche perché lo avevamo convocato già per ieri mattina (lunedì, ndr)». Salvatore Ursino, l’ufficiale in addestramento, tornerà il 28, alla prossima udienza: glielo ha detto lo stesso Puliatti. «Mi dispiace, ci scusiamo». E la Procura ha annunciato che il 29 saranno sentiti l’ex comandante Palombo, il maitre Tievoli, la hostess Cermotan, l’altro allievo Iannelli. E Giampedroni? «Ha già fatto sapere che non risponderà», hanno preannunciato i pm. Giampedroni è tra coloro che hanno patteggiato e per i quali la Procura generale ha proposto impugnazione.
Quello alla Procura non è stato l’unico richiamo della giornata. Puliatti ha ammonito più volte anche gli avvocati, in sede di controesame: «Non facciamo domande doppie», «ha già risposto», «è un teste e non un consulente», «evitiamo equivoci», «la domanda non è ammessa», «domanda malposta», «questione da riproporre dopo», «la perizia farà luce», sono state le sue parole pronunciate direttamente o su richiesta di opposizione. L’avvocato Domenico Pepe, difensore di Schettino, è stato invitato a «non fare periodi ipotetici» nelle domande sul comportamento del comandante e a «non chiedere divinazioni» al teste.
Parole che hanno movimentato la lunga giornata, iniziata praticamente in orario (9,20) e terminata alle 18,50, con un’ora e dieci di stop, con due sole persone tra il pubblico (tra cui un comandante olandese) e con un po’ di spazio anche per le battute. Come quelle di cui è bonariamente destinatario il difensore del Wwf parte civile, l’avvocato Franco Zuccaro: «Il suo cognome inizia per zeta, è destino che il suo turno sia sempre l’ultimo», ha detto il presidente. Un modo per stemperare quel briciolo di tensione ieri è circolato in fase di controinterrogatorio, quando l’avvocato Bulgheroni ha risposto seccamente a una battuta mentre faceva domande sulle porte stagne.
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