Sicurezza
Dario: «Rischiamo di creare il “non luogo” più triste»
GROSSETO. La notizia dell’arrivo dei cartelli che vietano il transito alle bici è arrivata pure a Siena: Dario è uno studente universitario originario di Grosseto. Ha inviato una lettera in redazione...
GROSSETO. La notizia dell’arrivo dei cartelli che vietano il transito alle bici è arrivata pure a Siena: Dario è uno studente universitario originario di Grosseto. Ha inviato una lettera in redazione per esprimere rammarico e allargare la discussione. Per lui la faccenda è collegata allo stato del centro storico.
La gente si lamenta perché avverte «il modificarsi (in peggio) dell'agibilità di un fulcro importante della vita cittadina, che sta diventando sempre meno sociale. Non contenti di creare periferie che sono dei veri e propri “non luoghi”, seguendo le linee direttrici di uno sviluppo urbanistico senza volto, insensibile alle storie e alle persone, si rischia di far diventare lo stesso centro storico un “non luogo” e forse il più triste, dato che esattamente opposta dovrebbe essere la sua funzione. Come insegna il grande urbanista Alberto Magnaghi – prosegue Dario - per ricreare vivibilità, sentimenti di condivisione e di cooperazione, benessere, in una società sempre più frammentata e indifferente occorre ripristinare un senso di comunità e portare avanti politiche che siano inclusive, non esclusive. Occorre ripristinare i legami sociali e culturali che rendono una città una collettività di persone e non una somma d’individui».
È anche per questo che Dario non vece «quale utilità possa avere un divieto di transito per biciclette (piccola cosa, si potrebbe dire, ma in realtà di implicazioni molto più ampie), che anzi mi pare vada esattamente nell'ottica di uno svuotamento, di un impoverimento della fruibilità dei nostri spazi: come hanno sottolineato altri prima di me, coloro che gestiscono male la propria libertà non lo fanno solo in bicicletta, ma anche in automobile, portando fuori il cane, camminando. Perciò una tale imposizione non risolve alcun problema, e anzi continua ad andare nella direzione di un isolamento, di una esclusione del cittadino che nulla ha a che fare con la sicurezza e molto ha a che fare con l'acuire la percezione di una comunità che si va disgregando».
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