Il Tirreno

Grosseto

Sanità, Mambrini: «Il patto territoriale non ci convince»

di Fiora Bonelli
Sanità, Mambrini: «Il patto territoriale non ci convince»

Il sindaco di Castell’Azzara ribadisce il proprio no: «Da noi popolazione anziana, serve assistenza capillare»

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CASTELL’AZZARA. Il comune di Castell’Azzara non si smuove e resta fuori dalla firma dei patti territoriali stilati per la sanità, continuando a sottolineare, polemicamente, che essi sono punitivi nei confronti dei territori marginali. Il sindaco Marzio Mambrini non usa parole tenere al riguardo: «La Regione Toscana, a fronte dei pesantissimi tagli apportati dal governo centrale alla sanità pubblica - si parla di 700 milioni di € in tre anni - decise per la riorganizzazione. Ogni direttore generale della Asl ricevette l’incarico di predisporre un piano, per il territorio di propria competenza, da condividere poi con i sindaci dell’area sanitaria. Il comune di Castell’Azzara scelse, dopo aver visionato le bozze del patto, di non apporvi la propria firma, non ritendendo il contenuto adeguato ai bisogni di salute del territorio. Ad oggi siamo sempre convinti della scelta compiuta e sottolineiamo come, anche nella nostra provincia, stiano montando una serie di interrogativi sulla adeguatezza delle azioni previste all’interno dei patti, e ci sembra che non siano più i soli sindaci di Castell’Azzara e Capalbio a nutrire qualche dubbio. Del resto a livello regionale si è formata una rete costituita da oltre 30 municipi che chiede di ridiscutere le azioni che si vogliono mettere in campo per riorganizzare il comparto sanitario e già c’è stata una audizione con la commissione regionale nella quale sono stati esternati dai sindaci una miriade di dubbi e perplessità».

Secondo Mambrini anche per Castell’Azzara, con una maggioranza di popolazione anziana «Rischia di essere scardinata la rete di protezione sociale che con tanti sacrifici eravamo riusciti a costruire in molti anni. In particolare ci pare che il patto territoriale sia molto ospedalecentrico, rinunciando a quel decentramento territoriale di prestazioni e di servizi che era stata la stella polare alla quale il “sistema” sanità amiatino aveva guardato negli ultimi anni. La scelta poi di collocare la casa della salute all’interno delle mura ospedaliere non appare convincente, avendo in sé una portata dequalificante e declassatoria del presidio ospedaliero stesso. C’è poi il punto interrogativo sulle società della salute che, è bene ricordarlo, erano state concepite e nate come atto condiviso ed indispensabile per coniugare l’assistenza sociale e sanitaria ed oggi, dopo un avvio che ci pareva convincente, si trovano collocate in un limbo di incertezza, rischiando di vanificare un percorso che pure era costato molta fatica. La riforma della guardia medica poi, che eliminerà il servizio dalle ore 24 alle ore 8, rappresenterà un vero e proprio problema per il nostro Comune. Chi dovesse sentirsi male di notte dovrà fare riferimento al 118, cioè a dire, avrà a disposizione un’ambulanza (speriamo con medico a bordo) che arriverà, se va bene, dopo un’oretta. In ultimo, la piazzola dell’elisoccorso la cui realizzazione nel nostro Comune non era prevista nei patti, sembrerebbe, stando alla stampa locale, riapparsa a seguito delle nostre proteste, anche se comunicazioni ufficiali in tale senso ancora non sono pervenute». E infine una battuta: «Da qualche direttore sanitario dell’Asl vengono definiti campanilisti i sindaci come me – commenta Mambrini – ma se non è campanilista (nel senso di badare ai bisogni della propria comunità) un sindaco, chi dovrebbe esserlo? Questo non significa però non calarsi nella complessità e totalità dei problemi e nessuno pretende che Castell’Azzara sia parificata, per livelli e quantità di prestazioni a Firenze, ma il diritto ad assetti socio sanitari che consentano una qualità della vita accettabile continuiamo a ritenerli dovuti».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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