Italia
Massa Marittima, quel paradiso fragile
Territorio delicato, pioggia eccezionale, imprudenza, una barriera che non regge al suo compito: ecco il dramma al Cicalino
MASSA MARITTIMA. «Questo è un bacino imbrifero da un milione di metri cubi d’acqua. Vede quelle colline? Sono pareti ripide, alte fino a duecentocinquanta metri. Quando piove dai boschi scende di tutto nel Sata e nel Satello, e tutto arriva quaggiù, in questa piana. Se poi piove in modo eccezionale come sabato sera...».
Allarga le braccia Federico Vecchioni, l’ex presidente della Camera di Commercio di Grosseto e di Confagricoltura nazionale che al Cicalino di Massa Marittima, insieme con la moglie, ha costruito con la sua tenuta un piccolo paradiso. Un eden nel verde popolato («a ottobre più che in ogni altro mese dell’anno», sottolinea) da centinaia di turisti, quasi tutti stranieri, innamorati della natura e dello sport.
Markus Link, l’uomo scomparso col figlio di sei anni trascinato via dalla furia del Satello, è uno di questi. «Viene qui da cinque o sei anni, ormai ci conosciamo», racconta Vecchioni, che sabato sera aveva cenato a fianco di Link e della sua famiglia al ristorante dell’agriturismo, ci aveva scambiato due chiacchiere e lo aveva invitato alla prudenza quando, sotto il diluvio, Link e la moglie avevano deciso di rientrare a casa.
Prudenza perché certo, nessuno poteva neppure lontanamente immaginare quale inferno si stesse spalancando in quei minuti; ma le ferite da maltempo, qui, se le ricordano tutti molto bene.
Solo otto anni fa, infatti, un altro acquazzone fuori del normale gonfiò il Sata, che tirò giù senza complimenti un intero ponte lungo quella stessa strada, una strada consortile, ma più vicino a Massa Marittima. Era il 2005, per mesi i collegamenti tra Montebamboli e il resto del mondo rimasero affidati a contorti percorsi alternativi.
Ricostruito ex novo, oggi il ponte sul Sata appare sicuro. Non così si è dimostrato invece il ponte sul Satello, dal quale è volata via insieme con la valanga d’acqua l’automobile della famiglia Link. Ed è probabilmente su questo aspetto che si concentreranno le attenzioni di chi dovrà appurare le cause del dramma: quelle umane, al di là della straordinarietà dell’evento climatico e oltre le eventuali imprudenze commesse dalla famiglia di turisti svizzeri.
Trascinata dalla corrente, infatti, la vettura ha sfondato una spalletta del ponte, a sua volta trascinata via dalla corrente insieme all’automobile.
La fa notare laggiù, nel letto del Satello ormai quasi asciutto dopo la notte di burrasca, Piero Biondi, agricoltore della zona. Piero, sabato sera, dopo le prime avvisaglie del nubifragio aveva deciso di portare via i suoi figli per stare più tranquillo. Rientrando, ha trovato i primi soccorritori intorno al ponticello a valle, quello dove si era fermata la corsa della Citroën portata via dalla furia dell’acqua.
È stato proprio Piero, con il suo trattore, a tirare su la carcassa, nel cuore della notte. E il giorno dopo è lì _ insieme a tante altre persone _ che guarda e riguarda il torrente, i pezzi di vettura incastrati fra le pietre e quella spalletta rimasta là a raccontare tutta la sua fragilità. Difficile pensare, osservandola da vicino, che da sola – con quei piccoli perni che la incatenavano al cemento – potesse resistere alla violenza dell’acqua e al colpo di un’auto. Eppure questo avrebbe dovuto essere il suo compito.
Certo, come sottolinea Lidia Bai, il sindaco di Massa Marittima che come Vecchioni sin dalle prime luci del mattino non si è mossa dalla zona delle ricerche in attesa di notizie o di spiragli di speranza, «si è trattato di un evento meteorologico assolutamente straordinario, che in pochissimo tempo ha concentrato sul territorio di Massa Marittima un’enorme quantità di pioggia. Un territorio vasto e delicato, che in situazioni limite come quelle che si verificano in questi ultimi anni soffre. L’acqua che si concentra sulla parte alta delle colline, piomba rapidamente a valle attraverso ruscelli molto piccoli, spesso quasi asciutti durante il resto dell’anno, e si rovescia in pianura con violenza. È tutto il territorio a essere in difficoltà quando arriva un’acqua così».
Anche per questo, forse, questo territorio avrebbe bisogno di “spalle” più robuste. I servizi alle pagine 2 e 3
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