Toscana
Siena tende la mano: lavoriamo insieme
Il sindaco Bruno Valentini disponibile a estendere il programma ai “cugini”: «Sono per l’area vasta anche in queste cose»
GROSSETO. «Se il signor Cont e il signor Serra volessero venire a bussare alla mia porta per proporre di fare qualcosa insieme per la candidatura della capitale della cultura 2019, troverebbero una porta aperta».
Bruno Valentini, sindaco di Siena e titolare – insieme con il direttore Pier Luigi Sacco – della prima candidatura toscana nella gara che, fra sei anni, assegnerà a una città italiana il titolo di capitale europea della cultura, non ha tentennamenti: l’ingresso di Grosseto e della Maremma nella competizione per l’ambito riconoscimento non gli fanno paura e, anzi, volendo si può lavorare insieme per allargare la programmazione culturale del 2019 anche oltre l’Amiata, verso il mare.
Sindaco, cosa ne pensa della candidatura della Maremma proposta da Gianmarco Serra e Maurizio Cont?
«Il progetto di candidarsi a capitale della cultura non è un divertissement artistico; è un impegno terribilmente serio che non a caso qua a Siena dura da tre anni in cui abbiamo investito soldi ed energie. Perché non si tratta di avere un riconoscimento da cartolina della serie: chi ha i monumenti più belli. Si tratta di una sfida a mettere in atto politiche culturali per produrre cultura».
Quali altre “carte” si giocherà Siena?
«Abbiamo i cinquecento anni dalla morte di Leonardo e faremo una cosa con le nuove tecnologie, che già stiamo impiegando nella valorizzazione e promozione della città. Ma sui dettagli del progetto non mi voglio sbilanciare: c’è uno spionaggio industriale in queste cose che non si immagina».
La candidatura maremmana, a differenza della vostra, non ha il supporto delle istituzioni.
«Capisco la provocazione degli artisti maremmani: pensano che la cultura debba uscire dalle stanze della “kultura”, con la “k”. E invece non possiamo abbandonare alcun percorso. Non si può lavorare senza le istituzioni, la soprintendenza... Non deve esserci guerra tra cultura ufficiale e sperimentazione».
Il sindaco di Grosseto Bonifazi, l’assessore alla cultura Stellini e il presidente della Provincia Marras hanno detto che non sosterranno Grosseto ma Siena e Pisa.
«Capisco il ragionamento delle amministrazioni grossetane. La candidatura di Grosseto è recente; noi lavoriamo da tre anni, con circa 50 persone impegnate e uno sforzo economico di circa 400mila euro. E in questi anni abbiamo intrecciato rapporti con città che sono state capitali europee».
Insomma, la candidatura grossetana vi fa paura o no?
«Assolutamente no. Prima di tutto perché o c’è un progetto all’altezza o la commissione lo mette nel cassetto...».
Però il progetto grossetano ha passato il vaglio del ministero come quello senese, per di più a costo zero per le istituzioni.
«Sì, ma poi a Bruxelles è un’altra cosa».
Qual è l’altro elemento?
«Beh, con Grosseto per definizione Siena ha un legame troppo forte. E Bonifazi, di cui mi onoro di essere amico, sa che io sono un antesignano dell’idea di area vasta. Nel nostro caso, a gareggiare è la città di Siena e la sua provincia e, a cerchi concentrici, l’operazione interessa tutta la Toscana».
Quindi anche Grosseto?
«Assolutamente sì, non abbiamo un’idea esclusiva, anzi. Il vero sviluppo può avvenire solo qua nella zona sud, perché il centro della regione è congestionato. E Siena non può permettersi di considerare i grossetani i cugini poveri».
Lo stesso vale per Pisa?
«Pisa è una città di grandi tradizioni che si presenta con un’idea eccellente: il rapporto col mare. Ma sembra che lì la candidatura sia stata più che tutto una mossa obbligata dal consiglio comunale. Certo, avremmo preferito che ci coinvolgessero, comunque siamo andati noi a trovarli in agosto per parlare della candidatura e l’incontro è stato produttivo».
Lei sembra dunque disponibile alla collaborazione. E se Cont e Serra le presentassero il loro progetto?
«Cont e Serra trovano qua una porta aperta. La vivacità della Maremma è un fatto di cui forse nemmeno i maremmani sono consapevoli».
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