Il Tirreno

Grosseto

QUI NON È L’ANNO ZERO DELL’ARTE

di IVO FAENZI (*)

di IVO FAENZI (*) Pur condividendo le riserve di sindaco e presidente della Provincia mi suscita interesse, sorpresa e meraviglia il progetto di Maurizio Cont e di Giammarco Serra. La loro idea è...

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di IVO FAENZI (*)

Pur condividendo le riserve di sindaco e presidente della Provincia mi suscita interesse, sorpresa e meraviglia il progetto di Maurizio Cont e di Giammarco Serra. La loro idea è stimolante, se pur insufficiente ed incompleta. Presentare la Maremma come la capitale dell’arte da creare sembra proprio una fantasia, anche geniale. Presentano la Maremma quasi come l’isola di Pasqua di darviniana memoria: il luogo dei primordi e della evoluzione. L’idea mi appare stuzzicante. Ma si può guardare alla Maremma come ad una società senza retroterra e con una cultura tutta da creare? Questo è il punto più critico del progetto. La Maremma ha anche un passato, una storia, una società, un’arte ed una cultura da esibire.

Negli anni ’50 inizia il crollo dell'economia mineraria (19 cantieri minerari con circa 10mila occupati). Dall'altra è colpito a morte il latifondo con l’esproprio e l’assegnazione di 86mila ettari di terra e sorge in Maremma un’imprenditoria contadina solida (8.700 nuovi poderi, con 25mila persone nelle terre una volta incolte che fanno crescere la produzione, in 20 anni, di oltre il 500%). Percentuali cinesi. Elettrodotti, acquedotti, strade poderali, coperative di servizio e di produzione cambiano il volto al territorio. È la civilizzazione della Maremma con Grosseto che da piccolo centro di 25.000 abitanti diventa in breve un moderno capoluogo di provincia di circa 80mila.

Quindi si devono correggere le valutazioni che sembrano far coincidere le opinioni di Cont e Serra con quelle che sembrano avere preso campo fra gli ambientalisti che hanno imparato a conoscere la Maremma da quando ci vengono a trascorrere le vacanze. L’opinione cioè che sia ancora affascinante e tutelata perché non è stata beneficiata dallo sviluppo economico- produttivo. Così tornerebbe la valutazione secondo cui siamo una capitale dell’arte ancora da creare. Ma un po’ di chiarezza non farebbe male. Le sue condizioni ambientali la Maremma se l’è guadagnate opponendosi a progetti speculativi che l’avrebbero degradata a giungla d’asfalto. Il cemento si sarebbe mangiato la nostra costa se i maremmani non si fossero opposti. Imponemmo il primo parco naturale italiano del dopo guerra e la prima battaglia contro gli inquinamenti (la discarica dei fanghi rossi) . provocarono una svolta anche nella politica nazionale. Però abbiamo bisogno di riordinare e fissare le nostre esperienze storiche e di elaborare nuove ipotesi e progetti con grande apertura e fantasia e gli stimoli di Cont e Serra possono essere di grande utilità anche se saranno Siena o Pisa a essere candidate come città europee della cultura.

(*) Ex parlamentare

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