Sicurezza
«In rovina per un finanziamento negato»
Ristoratore in vana attesa di 30mila euro: in difficoltà la sua famiglia, ha dovuto licenziare il personale
FOLLONICA. Ristoratore follonichese in difficoltà: trentamila euro di finanziamento dovevano arrivare in pochi giorni ma in realtà non sono mai stati versati.
Una storia oggi purtroppo, comune a tanti: Cristian Topi nato e cresciuto a Follonica dopo aver passato alcuni anni all'estero ha deciso di tornare con la famiglia, moglie e tre bambine piccole, in Italia o meglio a casa, nel Golfo. Ha trovato un lavoro come chef, poi però ha deciso di rilevare la gestione di un ristorante e affitta camere a Cassarello in via Londra, la vecchia Buriana oggi ribattezzata Dada, per la passione di Topi per l'arte dadaista. Insomma una storia come molte altre, un'avventura che ha preso il via tra l'altro da un articolo de Il Tirreno dove appunto si parlava di incentivi per chi disoccupato decideva di aprire un'attività propria.
«Era novembre, ho ancora la pagina del quotidiano conservata – spiega il ristoratore – Dopo aver letto delle agevolazioni ne ho parlato con il mio commercialista che mi ha presentato l'agente di zona del Centro Fidi Terziario (consorzio con la finalità di agevolare l’accesso al credito delle piccole e medie imprese attraverso il rilascio di garanzie), che fa capo alla Confcommercio. Il 7 febbraio ho firmato tutti i documenti per avere questi famigerati 30mila euro che dovevano servirmi per dare il via all'attività: dovevo occuparmi dei lavori di ristrutturazione sia del ristorante che delle camere e quel denaro serviva proprio a questo scopo. Bene quei soldi dovevano arrivarmi entro venti giorni e invece niente. Io però oramai avevo iniziato a sistemare i locali e ho continuato in vista della stagione estiva nella speranza che arrivassero».
Un finanziamento che quindi non è andato a buon fine, senza che Topi, così come racconta lo stesso imprenditore, ne sapesse il motivo. La rabbia è tanta anche perché il guadagno dei mesi scorsi è servito a saldare almeno in parte i debiti, e di mezzo non c'è solo la sua famiglia ma anche quella di chi ha dato in gestione l'impresa, che chiaramente Topi adesso non riesce a pagare.
«Una promessa per me conta molto, qui in Italia invece tutto sta andando a rotoli proprio perché si continuano a mettere in difficoltà le persone che vogliono lavorare – continua il ristoratore - Sono stato in quattro differenti banche per aprire il conto, Etruria, Cassa di risparmio di Livorno, alla banca di credito cooperativo Castagneto Carducci, e alla Cassa di risparmio di Volterra: solo quest'ultima mi ha aiutato le altre mi hanno sbattuto le porte in faccia. Ho tutti i documenti in mano firmati dove si spiega che la mia richiesta era stata accettata, mentre poi i soldi non me li hanno dati. Ho dovuto mandare mia moglie in Brasile, dove avevamo un appartamento, per venderlo, in modo da poter saldare i debiti, ho dovuto mandare a casa il personale: perché una persona che ha voglia di lavorare deve essere presa in giro e messa alla strette?».
Dal consorzio che doveva garantire per Topi spiegano che la pratica è rimasta bloccata per difficoltà nell'accesso al credito bancario. L'imprenditore aveva solo chiesto un piccolo aiuto e invece si è trovato in gravi difficoltà.
Paola Villani
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