Il Tirreno

Grosseto

Cantoniera, prescritto l’abuso del muro

di Pierluigi Sposato
Cantoniera, prescritto l’abuso del muro

Confermate le assoluzioni di primo grado, estinto l’ultimo reato contestato a progettista, esecutore e direttore delle opere

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MONTE ARGENTARIO. Angelo Collantoni vuole parlare. «Sono stato stato zitto tutto questo tempo, tutti questi anni…».

L'architetto vuole parlare perché la Corte di appello di Firenze ha messo l'ultima parola sul caso della ex casa Cantoniera: confermate le assoluzioni di primo grado e dichiarato prescritto il reato residuo, quello del famoso muro in cemento sul confine del Demanio, del resto già demolito da tempo. Quest'ultimo capo di imputazione era stato sanzionato dal giudice Stramenga con 2 mesi di arresto nei confronti dello stesso Collantoni, che aveva presentato il progetto, dell'imprenditore Benedetto Fedeli e del direttore delle opere Nazareno Bocchia. Tutti loro, ma anche i funzionari del Comune di Monte Argentario (Augusto Donati e Antonella Sabato) e i componenti del collegio ambientale (Massimo Benedetti e Claudia Casalini), erano già stati assolti per le presunte irregolarità connesse all'autorimessa e alle costruzioni sul suolo demaniale nonché per l'alterazione del paesaggio. I giudici fiorentini hanno confermato tale orientamento, respingendo il ricorso del pm Pizza.

Collantoni, 49 anni, dichiara di non voler attendere il deposito delle motivazioni (entro due mesi) per parlare: «Non voglio aspettare perché per 7 anni sono stato messo letteralmente al bando ed etichettato come il dominus di una associazione per delinquere: da questa ipotesi siamo stati prosciolti dal gup Muscogiuri nel 2012. E quella era già una prima tappa (il processo per il resto delle imputazioni è ancora in corso, ndr). E adesso è finalmente arrivata questa sentenza, che dice che la "madre" di tutte le inchieste sul Promontorio si è di fatto chiusa con un nulla di fatto. Non posso far finta di non ricordare che questa vicenda mi ha fatto letteralmente gettare al vento 20 anni di attività professionale: ho dovuto chiudere lo studio a Porto Santo Stefano. A cosa è servito tutto ciò?».

Collantoni non fa nomi. Ma ipotizza che la vicenda possa essere servita a fare carriera a qualche funzionario o a tornare in sella a qualche politico. Quello che è certo è che ha avuto una mazzata «il nostro studio professionale, composto da larghissima parte da giovani e che stava trovando affermazione». «Sinceramente non riesco a capire il perché sia successo - aggiunge l'architetto - o meglio ne sono certo, ma per adesso non posso gridarlo con tutta la forza che mi è rimasta; certamente posso dire che da allora la mia è stata cancellata, distrutta, come quella dei miei familiari: ho una moglie che insegna ad un istituto tecnico superiore ed una figlia che all'epoca aveva otto anni. E distrutta anche quella dei miei anziani genitori, che sono nati e vivono tutt'ora a Porto Santo Stefano. Nessun tipo di giustizia (giudiziaria, morale o divina che sia) mi ridarà la serenità e spensieratezza che avevo prima, non ci sono notti che non penso a tutto quanto di tragico mi è accaduto».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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