Il dolore
Controlli dei vigili: Strike, stop al ballo
GROSSETO. Non è il primo caso in città e magari non sarà neppure l’ultimo: polizia annonaria, commerciale, amministrativa e questura hanno pizzicato l’ennesimo locale fuori norma. Anche stavolta c’er...
GROSSETO. Non è il primo caso in città e magari non sarà neppure l’ultimo: polizia annonaria, commerciale, amministrativa e questura hanno pizzicato l’ennesimo locale fuori norma.
Anche stavolta c’era un intrattenimento dei clienti con musica e danze non autorizzate. Una volta stilati i dovuti verbali è scattata l’ordinanza dirigenziale (la numero 1093 del 3 ottobre scorso) firmata dal dirigente Felice Carullo. Il controllo è avvenuto in piena estate, il 22 luglio scorso.
Teatro delle operazioni il bar ristorante Strike, rinomata attività ai piedi dello stadio di baseball, in via della Repubblica. In particolare, l’occhio degli agenti è caduto sull’area scoperta di pertinenza del locale, una zona in cui ballavano alcune persone. Eppure, lo Strike, il via libera dalle autorità competenti per mettere in piedi un’attività di questo genere non l’ha avuto: manca la preliminare verifica delle condizioni di agibilità, come indicato dalle norme. Ma il titolare dell’esercizio pubblico non deve aver dato troppo peso a tutti questi passaggi burocratici. Magari avrà anche pensato (in buona fede) di essere nella ragione. Difficile spiegare, altrimenti, che l’attività di musica e ballo fosse pubblicizzata pure su internet: nei principali social network tutto era infatti sponsorizzato come una ricorrenza periodica. C’era pure un nome ad hoc per quello spazio ricavato nell’economia del locale, chiamato Copacabana garden club strike. Un qualcosa che in città conoscevano e frequentavano in molti. Adesso, con l’ordinanza (che ha valore immediato) lo Strike deve cessare da subito l’attività musicale e danzante esercitata senza titolo legittimo. In caso di accertata reiterazione della violazione – ammoniscono dal Comune – sarà disposta la chiusura dell’esercizio commerciale per un periodo non superiore ai sette giorni. Al titolare del locale non resta altro da fare che seguire l’ordinanza e affrontare l’applicazione della sanzione cautelare prevista dagli articoli 666 e 681 del codice penale. In alternativa può ricorrere – come da prassi - al Tribunale amministrativo regionale (entro 60 giorni), o al presidente della Repubblica (entro 120 giorni). Le forze dell’ordine sono incaricate di vigilare sul reale rispetto dell’atto dirigenziale.
Maurizio Bernardini
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