Il dolore
«Avevamo invitato proprio tutti Ma nessuno ci ha mai risposto»
Parla Maurizio Cont, che con Gianmarco Serra ha chiesto e ottenuto la discussa candidatura «Ignorate le nostre lettere alle istituzioni. Dialogo aperto? Sì, ma la forza da tirare fuori è nei privati»
GROSSETO. «Abbiamo mandato duecento inviti a prendere parte al progetto di candidatura della Maremma a capitale europea della cultura 2019. Li abbiamo mandati a tutti i Comuni, le associazioni, le istituzioni, gli assessori. Ce n’è tornato indietro solo uno, un’associazione che ci informava che quell’indirizzo non era più valido e ci segnalava quello nuovo. Basta. Nessuno ha risposto». Maurizio Cont si presenta all’appuntamento per l’intervista con un pacco di documenti tra cui quegli inviti, un piccolo taccuino nero e uno slancio incontenibile per la candidatura, ideata con Gianmarco Serra e di recente approvata dal Mibac.
Uno slancio all’apparenza non troppo fiaccato dal chiaro “no grazie” arrivato dal sindaco Emilio Bonifazi, dall’assessore alla cultura Giovanna Stellini e dal presidente della Provincia Leonardo Marras (quest’ultimo non in sintonia con i suoi assessori Cinzia Tacconi e Gianfranco Chelini, favorevoli all’iniziativa), che hanno definito la candidatura maremmana un inutile di più, visto che già si erano proposte altre due città toscane, Siena e Pisa. E che hanno annunciato che appoggeranno proprio le due “avversarie” di Grosseto con la giustificazione che «bisogna fare sistema».
«Ma questo progetto, – spiega Cont – che è un progetto che sostiene l’Europa, si basa su tre parole: desiderio, discrezione e riconoscimento, che sono esattamente il contrario del “fare sistema”. “Fare sistema” è la reazione del nulla e della solitudine».
A prescindere da questo, la posizione di Bonifazi, Stellini e Marras sta sollevando un dibattito senza precedenti sulle politiche culturali perseguite nel territorio, ma non ha sorpreso Cont. Quelle duecento risposte mai arrivate nei mesi passati avevano già parlato in modo più che esplicito. E oggi, a candidatura fatta, quando tutti gli amministratori, gli assessori, i presidenti sono caduti dalle nuvole dicendo di non aver mai sentito parlare della proposta di Cont, lui tira fuori dal pacco di documenti quelle lettere. «Gentile lettrice e lettore – vi si legge – da ottobre 2012 sono avviati i lavori per la candidatura della Maremma a capitale europea della cultura... Chi si riconosce nel codice etico può partecipare». Seguono i numeri di cellulare dei due proponenti e una breve descrizione, più ampiamente trattata in un megavolantino 90 per 65 centimetri.
Ma come giustifica, Cont, la reazione dei politici? «Che devo dire? È la non conoscenza che li muove», spiega. «Se non ci appoggiano, il progetto va avanti lo stesso. Per fortuna in Italia siamo in perenne commissariamento da parte dell’Europa e questo ci protegge. Il non coinvolgimento dei politici locali potrebbe, anzi, essere un modo per tirare fuori la vera forza dell’imprenditoria. Penso ad esempio al settore agroalimentare: se non lo affianchi alla cultura non vai da nessuna parte, vedi l’esperienza di Slow Food».
Eppure Cont lascia la porta aperta. «Certo che siamo ancora disponibili a incontrare le istituzioni. Noi avremmo voluto incontrarle da subito. Ma un aspetto mi preme sottolineare: la Maremma è un territorio artificiale creato facendo una bonifica territoriale. Noi vogliamo fare una bonifica culturale».
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