Sicurezza
«Santoro faccia chiarezza poi decidiamo se tornare»
GROSSETO. Vogliono che l'amministratore unico di Abbigliamento Grosseto, Maurizio Santoro, giochi a carte scoperte, vogliono conoscere i nomi dei clienti, prima di decidere se convincere o meno le...
GROSSETO. Vogliono che l'amministratore unico di Abbigliamento Grosseto, Maurizio Santoro, giochi a carte scoperte, vogliono conoscere i nomi dei clienti, prima di decidere se convincere o meno le maestranze a tornare a lavoro.
Prosegue così il braccio di ferro tra la dirigenza Mabro e la componente Cgil della rsu che torna a chiedere un incontro con Santoro, alla luce di quanto sarebbe emerso dall'incontro tra l'azienda e le organizzazioni sindacali di categoria di martedì scorso, nella sede dell'Associazione industriali. Alla rsu Cgil è stato riferito della visita di un personaggio cinese in Mabro e del fatto che l'amministratore di Abbigliamento Grosseto avrebbe spiegato che dalla Cina potrebbe arrivare una commessa, ma i cinesi vorrebbero avere garanzie in merito al rientro a lavoro delle maestranze, dal momento che è proprio la qualità del loro lavoro ciò che li avrebbe convinti a cercare un accordo. Il problema è che i lavoratori, che continuano a rispondere dichiarandosi in sciopero ai telegrammi che l'azienda quotidianamente continua a inviare per richiamarli a lavoro, non si fidano più.
Dall'assemblea di ieri è emerso che nessuno ha intenzione di tornare a lavoro fino a che non ci saranno elementi concreti su cui fare affidamento. Per questo Francesca Ferrari, Maurizio Giuliarini, Manola Mengozzi e Nadia Perino hanno scritto all'amministratore di Abbigliamento Grosseto chiedendo di avere, rapidamente, un incontro.
«Dopo quanto ci è stato riferito sull'incontro di ieri con le organizzazioni sindacali di categoria e dopo quanto abbiamo letto» scrivono i quattro rappresentanti sindacali che ricordano che già nell'incontro del 3 luglio Santoro aveva affermato di avere in portafoglio ordini per 800mila euro «senza però essere in grado di dirci di che ordini si trattava e chi erano i clienti, quindi, considerato che quegli ordini non si sono mai visti, e che nuovamente dichiara di aver ottenuto ordini per parecchie centinaia di migliaia di euro, la informiamo sin da ora – scrivono a Santoro – che le chiederemo i nomi dei clienti, la quantità esatta dei capi da confezionare, la tipologia del prodotto, quante persone e per quanto tempo dovrebbero essere occupate». I quattro firmatari sottolineano di avere il dovere di fare questo tipo di richieste, in quanto «rappresentanti sindacali» che non possono prendere «per buone le sue affermazioni senza alcun dubbio. Dopo le tante dichiarazioni, sue e di chi la ha preceduta, abbiamo il dovere – scrivono – di procedere a tutte le verifiche possibili ed il diritto di farlo».
Enrico Pizzi
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