Toscana
La capitale della cultura? Investi 1 euro, ne avrai 10
La candidatura della Maremma per il 2019 è anche un’enorme partita economica La Ue versa milioni di euro alle città vincitrici che creano lavoro e infrastrutture
GROSSETO. «Ogni euro investito nella manifestazione può generare da 8 a 10 euro e quindi la manifestazione può contribuire alla crescita e all’occupazione». La “Guida” per le città candidate a capitale europea della cultura, scritta dall’Unione Europea per dare una mano agli organizzatori, lo dice subito, a pagina 3.
Il riconoscimento di capitale europea della cultura, che porta con sé tutto il suo corollario di eventi e manifestazioni culturali, non è solo un prestigioso riconoscimento, né una vetrina dove pavoneggiarsi e, dopo dodici mesi, tirare giù la saracinesca. La partita della capitale europea della cultura 2019, alla quale la Maremma è stata ammessa a partecipare – insieme ad altre venti città tra cui spiccano Siena, Pisa, Venezia, Palermo, Matera – grazie alla candidatura presentata dagli artisti Maurizio Cont e Gianmarco Serra senza la partecipazione delle istituzioni pubbliche, è un’occasione irripetibile per convogliare sul territorio risorse economiche tali da mettere in moto, e tenere poi ben acceso, il motore della ripresa economica.
Un milione e mezzo di euro in iniziative artistiche e culturali arriverebbero direttamente dall’Unione Europa, il cui consiglio dei ministri è l’istituzione abilitata ad assegnare il titolo. La Ue garantisce questi soldi sotto forma di premio (fino al 2012 erano in forma di sovvenzione, ma il risultato cambia poco), in onore di Melina Mercouri, l’attrice greca che ideò il riconoscimento nel 1985. Il premio viene assegnato entro tre mesi dall’inizio dell’avvenimento.
Naturalmente ogni città candidata deve attrezzarsi a trovare anche fondi privati, anzi. Quel milione e mezzo può coprire solo una parte del budget totale. Non è però l’unica parte di finanziamento pubblico.
Una cifra non precisata spetterebbe alla città dai fondi strutturali (Fondo europeo di sviluppo regionale e Fondo sociale europeo) da usare per migliorare le infrastrutture locali, potenziare la coesione sociale, sostenere politiche locali per l’innovazione, la crescita e l’occupazione. L’enorme flusso di visitatori che si riverserebbero sul territorio renderebbe necessario attrezzarsi con vie di comunicazione più snelle e veloci, con strutture alberghiere, ristoranti.
Ci sarebbe poi anche uno stanziamento, sempre di fondi strutturali, che passerebbe dallo Stato e approderebbe sul territorio.
La partita più grossa, però, è quella che punta al nuovo ciclo di programmazione europea 2014-2020 che ammonta, tenetevi forte, a 30 miliardi di euro. Che potrebbero raddoppiare con il cofinanziamento nazionale. Impossibile? Qualcuno ci crede.
Alcune delle ventuno città candidate contano di convincere la Ue a dare un riconoscimento collettivo all’Italia quale unica città europea della cultura. Questo potrebbe permettere loro di attingere a quei 30 miliardi di euro. L’iniziativa non è affatto strampalata ma supportata dall’associazione delle Città d’arte e cultura (Cidac) di cui sono socie alcune delle candidate tra le quali le avversarie toscane di Grosseto, Siena e Pisa, ma non il capoluogo maremmano. La riflessione è avviata da mesi e, come riporta Repubblica.it, ha già dato vita al Progetto Italia 2019.
«La nomina a capitale europea della cultura – si legge sempre nella “Guida” – è un’opportunità unica per rigenerare la città, per modificarne l’immagine e farla conoscere meglio a livello europeo e internazionale allo scopo di sviluppare il turismo». Insomma, la cultura potrebbe davvero costruire infrastrutture e lavoro: sta ai maremmani giudicare se vale la pena provarci o no.
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