Rifiuti, il saldo della Tares è rinviato a fine febbraio
PITIGLIANO. Una boccata d’ossigeno per i conti delle famiglie. Il Comune di Pitigliano rimanda di qualche mese la scadenza del pagamento della tassa sui rifiuti. Nei giorni scorsi il consiglio...
PITIGLIANO. Una boccata d’ossigeno per i conti delle famiglie. Il Comune di Pitigliano rimanda di qualche mese la scadenza del pagamento della tassa sui rifiuti.
Nei giorni scorsi il consiglio comunale ha approvato (con sei consiglieri favorevoli e uno contrario, Olivotto; assente Ferri) la dilazione del pagamento del saldo della Tares. La tassa, che è stata istituita a luglio e che ha inglobato la vecchia Tarsu, doveva essere pagata sencondo un preciso calendario di scadenze: l’acconto (il 50 per cento del totale) andava pagato con due rate con scadenza il 30 settembre e il 30 novembre. Quindi si sarebbe pagato il saldo entro il 31 dicembre.
Il ministero, successivamente, ha però imposto di anticipare il pagamento del saldo al 16 di dicembre, per assicurare che il gettito sia ben contabilizzato nel bilancio dello Stato nell’esercizio 2013. Insomma, le famiglie avrebbero dovuto pagare entro il 30 novembre la seconda rata e, appena 16 giorni dopo, il saldo della salatissima tassa.
E dunque, per venire incontro ai cittadini, il consiglio comunale ha deciso di dividere il saldo in due tranche: il 50 per cento da pagare entro il 16 dicembre e, in questa mandata, i cittadini dovranno versare anche la maggiorazione di 30 centesimi al metro quadro che vanno dritti dritti allo Stato. E il restante 50 per cento entro il 28 febbraio 2014. La possibilità di posticipare al 28 febbraio la seconda rata è prevista dallo stesso ministero delle finanze.
Sempre in materia di rifiuti, il sindaco Pierluigi Camilli, nella stessa seduta del consiglio comunale, ha annunciato per novembre la stesura del nuovo regolamento sulla Tares. E non ha nascosto l’intenzione di convocare un consiglio «per rappresentare la piega che sta prendendo il gestore unico dei rifiuti» in quanto alcuni servizi prima garantiti a costo zero ora sono a pagamento. «I rifiuti non posso essere un business», ha spiegato Camilli. (f.f.)
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