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Comune e figlio, eredità contesa

Comune e figlio, eredità contesa

La splendida collezione Martini è ancora in un magazzino

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MASSA MARITTIMA. Dove andrà a finire la collezione d'arte di Angiolino Martini? Negli anni novanta più di 700 quadri di valore considerevole, sono stati donati dal filantropo maremmano al Comune di Massa Marittima: opere tra gli altri di artisti come Fattori, Aldi, Maccari, Guttuso, nomi che hanno fatto la storia della pittura italiana.

Un patrimonio che ancora però non può essere condiviso totalmente e come meriterebbe, con la comunità locale perché impantanato in una diatriba scoppiata dopo la morte di Martini avvenuta nel 2000. Il benefattore infatti non aveva eredi e quindi l'amministrazione massetana doveva semplicemente gestire la sua donazione rispettando i patti presi quando l'uomo era ancora in vita.

Restaurare ogni anno parte della collezione o acquistare opere di giovani artisti, le condizioni di Martini erano queste. Poi due colpi di scena: si scopre che alcuni quadri non sono autentici e all'improvviso compare un erede del filantropo.

Il figlio dell'uomo dopo le indagini del caso e una volta avuta la conferma legale dei suoi sospetti, ha richiesto indietro ciò che il padre aveva regalato ai vari enti della Maremma.

Secondo la tesi portata avanti dagli avvocati del figlio di Martini, quelle donazioni erano avvenute quando il padre ignorava di avere un figlio, al quale magari avrebbe deciso di lasciare tutto ciò che era di sua proprietà.

Per questo chiedeva all'ente massetano un risarcimento di circa 400 mila euro, oppure la restituzione di parte della donazione. Non solo nel 2009 il Comune di Massa Marittima è stato citato in giudizio sempre dall'erede perché accusato di non aver rispettato le disposizioni lasciate da Martini.

Cause, fogli, documenti, e quei 700 quadri non possono ancora avere una collocazione che ne mostri la bellezza. Alcuni sono esposti, altri chiusi dentro dei magazzini in attesa che i nodi vengano sciolti una volta per tutte.

Adesso la vicenda è ferma da un anno, l'amministrazione massetana sta aspettando che la controparte nomini un esperto che insieme al professionista designato dal Comune possa designare un perito super partes che stabilisca il valore delle opere.

Così nei meandri dei fascicoli dei tribunali italiani finisce anche questo tesoretto artistico.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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