Sicurezza
Svaligiano un bar due minorenni finiscono in manette
Traditi dal cellulare, si nascondono dietro all’armadio I carabinieri arrestano due 17enni e denunciano il “palo”
ARCIDOSSO. Hanno 16-17 anni. Sono giovanissimi ma già abili a rubare, intrufolarsi nei locali, silenziare gli allarmi, escogitare tutti i marchingegni del caso per portar via gli incassi dei locali, usando persino una casa sfitta come quartier generale, un covo segreto, naturalmente abusivo. C’era una piccola banda che negli ultimi mesi aveva messo in agitazione Arcidosso; due notti fa la sua corsa è finita. Due diciassettenni stranieri (studenti radicati in paese con le rispettive famiglie) sono stati arrestati e un 16enne denunciato; i carabinieri li hanno colti in flagrante mentre erano nascosti in un bar: uno era nel soppalco, l’altro rannicchiato dietro a un armadio.
Il gruppetto agiva indisturbato da mesi. Al suo attivo, pare, già diversi episodi: furtarelli e fatti magari di non enorme entità ma che avevano agitato la comunità amiatina. Tre notti fa qualcosa va storto. Sono le 1,30 quando un ragazzino di 16 anni viene avvistato per strada da un’auto del Radiomobile della compagnia di Arcidosso: vista l’ora insolita il giovane è fermato dai militari, che accostano e gli chiedono cosa stia facendo. Lui si giustifica («Sto tornando a casa»), ma i militari non si convincono molto, anzi: si insospettiscono e continuano la perlustrazione in giro per il paese, per vedere se vi sia qualcos’altro di anomalo in altre vie lì intorno. Passando in via Roma eccoli di fronte a un bar. Dall’interno si sentono alcuni rumori sospetti, in particolare il trillo di un cellulare (forse quello del ragazzino di prima, che stava avvisando “qualcuno” nel bar dell’arrivo dei carabinieri). I militari avvertono il proprietario che arriva in fretta e furia, apre il locale e permette agli uomini dell’Arma di fare un giro tra le stanze. E spunta fuori di tutto: caos in terra, una macchina cambiamonete forzata. Monetine provenienti da lì (500 euro), tutte sparpagliate in terra. I carabinieri si mettono a cercare in giro e trovano di tutto: c’è un ragazzino di 17 anni nascosto dietro un armadio. Poi un interruttore rotto, come se qualcuno per arrampicarsi fosse salito in un soppalco sopra le loro teste.... E in effetti lassù spunta un altro minorenne, nascosto nella stanza in alto: nella fuga deve aver troncato il pulsante col piede. I due ragazzi vengono identificati: d’origine straniera, sono arrestati in flagranza di reato e accompagnati al centro di accoglienza di Firenze. Le indagini appurano che la coppia di amici ha rubato pure la chiave dell’uscita posteriore locale del bar, che infatti il proprietario non trovava più; e ha persino smontato la sirena dell’allarme lì fuori dal bar. Il terzo ragazzo, quello che era stato incontrato all’inizio dai carabinieri, viene identificato come complice (il palo), e denunciato.
Tutti e tre i ragazzini si scopre poi che avevano precedenti specifici, tra cui una denuncia per furto risalente a un paio di mesi fa e che si era trascinata dietro un sacco di conseguenze. Dalla palestra di Arcidosso, tempo fa, erano sparite barrette e bevande energetiche. Un giorno il cibo e le bibite vengono trovate in una casa affittata per i soggiorni estivi da un signore. Il quale, abitandovi solo d’estate, un giorno arriva e vi scopre dentro scontrini di vario tipo, resti di cibarie e appunto le famigerate barrette trafugate. Dagli scontrini i carabinieri risalgono ai responsabili: non solo i 3 di due notti fa, ma anche altri che hanno scelto quella casa come quartier generale per le scorribande di gruppo.
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