Il dolore
Nuovo assalto di predatori a Saturnia
SATURNIA. «Non cedo al lupo. Piuttosto me le faccio mangiare tutte, le mie pecore»: Fernando Tizzi, storico pastore del podere Baggiolina a Pian d’Alma (Saturnia), pastore combattivo e...
SATURNIA. «Non cedo al lupo. Piuttosto me le faccio mangiare tutte, le mie pecore»: Fernando Tizzi, storico pastore del podere Baggiolina a Pian d’Alma (Saturnia), pastore combattivo e intraprendente, la racconta fra le lacrime vere l’ultima aggressione della notte fra domenica e lunedì subita dal suo gregge.
«Continuerò a stare sveglio tutta la notte ad ascoltare i campani delle pecore che corrono verso l’ovile, al sicuro, veglierò oltre l’umano, ma non cedo al lupo. In 30 anni che sono qui, di capi me ne ha fatti fuori 300 e più. E non gli basta. È certamente un lupo quello che attacca: il metodo è sempre quello, dentate al collo e alle orecchie delle pecore, poi le trascina per un pezzo di campo e se le mangia brandello a brandello. Come questa di stanotte. La carcassa me l’ha lasciata qui, nel mezzo del pascolo. E sì che avevo lasciato la radio accesa tutta la notte dentro la stalla, per tenere lontano il lupo. Niente, non ha paura di niente».
Tizzi è un pastore vero, a Saturnia da decenni, e ha continuato l’attività del nonno che arrivò in zona in transumanza e ama questo territorio modellato dall’uomo e messo a serio pericolo dagli assalti continui dei predatori: «Ci vogliono costringere ad andar via. Siamo pastori onesti, innocenti, indifesi e stiamo vivendo un’aggressione che non è tanto del lupo quanto degli uomini. Amiamo il lupo, siamo francescani. Ma il lupo deve stare altrove, in un posto dove non possa arrecare danno all’uomo e ai suoi animali. Impossibile una convivenza pecore-lupi». Tizzi contesta anche alcuni marchingegni che vari progetti hanno previsto per difendere le greggi dalle aggressioni: «I recinti antilupo? Sono lager. Si immagina lei se tutti noi pastori mettessimo quei recinti? Bell’effetto anche sul turismo della zona. Uomini e animali chiusi dietro il filo spinato. Noi siamo nati per fare i pastori in campi aperti. Abbiamo scelto questo. Abbiamo deciso di vivere così. Qui, invece, da 30 anni a questa parte sono arrivati gli invasori e non riusciamo a eliminarli. Non lo vogliono fare gli uomini, certi uomini. I nostri nonni ci hanno lasciato un patrimonio e noi non siamo in grado di conservarlo. Ci si rende conto o no che la Maremma è distrutta in quella che è stata la sua risorsa principale?». (f.b.)
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