Il Tirreno

Grosseto

Malata, senza soldi e lavoro: «Aiuto»

di Michele Nannini

Il caso di una donna di Follonica che fa appello a istituzioni e privati: non riesco più a fare mansioni di fatica

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FOLLONICA. La vita che ti sorride per anni, con un buon lavoro e la salute che non manca. Poi succede qualcosa, imbocchi un tunnel e la luce in fondo si fa sempre più fioca fino a scomparire del tutto.

È una storia come forse ce ne sono molte altre in giro, ma che non per questo non merita di essere raccontata. Una storia simile ad altre che stiamo raccontando in queste ultime settimane, con la crisi che ha messo in ginocchio moltissime famiglie. Non è solo una percezione: ci sono dati che lo testimoniano, forniti sia dal Coeso che dalla Caritas. Sono aumentati i pasti gratuiti alla mensa, sono aumentate le richieste di assistenza. Anche da persone che fino a qualche tempo fa conducevano una vita tranquilla.

Il caso è quello Maria, nome di fantasia, ha 60 anni, vive con il marito originario del nord Italia da 36 anni nella zona delle Colline Metallifere.

Fin da piccola e poi anche da adulta ha sempre lavorato, nonostante il marito avesse la sua attività autonoma «perché volevo garantirmi una tranquilla vecchiaia» racconta in un uggioso pomeriggio di inizio autunno.

Il lungo tunnel comincia nel secolo scorso, circa 20 anni fa. «È iniziato tutto con la malattia dei suoceri, entrambi colpiti da un morbo che non lascia scampo; poi per 6 anni la battaglia contro il cancro di mia madre; qualche anno fa i medici mi diagnosticano la sclerosi ed altre complicazioni reumatiche; infine da circa due anni mio marito sta combattendo pure lui con un tumore difficilissimo da curare».

L’odissea sembra non avere mai fine, per chi non ha paura di ricordare come fino a qualche anno fa vivesse un tenore di vita più che dignitoso.

«Mio marito lavora ormai poco o nulla viste le sue condizioni, io ho fatto di tutto e per tanto tempo: badante, pulizie, lavori difficili e pesanti; poi però sono crollata e la mia situazione di salute mi impedisce di poter continuare ad avere impieghi così usuranti».

Ha chiesto comunque lavoro in giro. Si è iscritta nelle liste di collocamento dalla quale è stata depennata «Perché non mi sono potuta presentare ad un appuntamento visto che stavo assistendo mio marito ricoverato in ospedale. Gli unici lavori che ho trovato sono nel campo delle pulizie e non mi sono mai tirata indietro perché se si tratta di un impiego onesto sono stata disposta a tutto, e lo sarei anche adesso se solo le condizioni di salute me lo permettessero, ma purtroppo non ci riesco più».

E poi il mondo che ti volta le spalle, le banche che non ti aiutano, la gente che smette quasi di salutarti.

«Percepisco solo un piccolo rimborso, insufficiente come garanzia per gli istituti bancari. Ma adesso cominciano ad arrivare i conti da pagare, gli affitti arretrati, le cure a pagamento, le situazioni pregresse che non è più possibile dilazionare ulteriormente. I prossimi giorni si prospettano ancora più difficili a livello economico e senza un aiuto è dura andare avanti. Ma non voglio elemosine o regali, chiedo solo la possibilità di rimettere in sesto la mia vita, soprattutto a livello economico, impegnandomi a restituire tutto quanto. L’ultimo baluardo di una vita è la dignità, tolta quella non ci rimane più niente e questa è adesso la mia condizione. In questa società siamo quello che abbiamo: se le cose iniziano ad andarti male sei evitato, non hai più dignità, vieni dimenticato, nessuno ti vuole credere. Adesso siamo arrivati all’ultima spiaggia, vorrei solo riuscire a restituire tutto quanto mi hanno dato in questi anni».

Disposta a tutto, Maria aspetta di ricevere buone notizie. Anche in tempi così difficili spera che ci sia qualcuno che possa tenderle una mano invece di voltarle le spalle.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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