Il Tirreno

Grosseto

L’appello di Napolitano: «Aiutatelo»

di Giulia Cislaghi
L’appello di Napolitano: «Aiutatelo»

Il presidente della Repubblica scrive al sindaco Bonifazi dopo aver conosciuto la storia di un sessantaduenne senza lavoro

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GROSSETO. A gennaio stava rischiando che gli togliessero l’acqua da casa e che lo sfrattassero. Fece un appello, attraverso il nostro giornale, per trovare un lavoro. Ma nessuno, ancora si è fatto avanti. E così, Salvatore Stomeo, 62 anni, ha deciso questa volta di rivolgersi direttamente al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e a Papa Francesco. Perché di un lavoro, per ora, non si è visto traccia. Napolitano non è rimasto con le mani in mano e ha scritto al sindaco di Grosseto, per chiede una mano per il sessantaduenne costretto a vivere mangiando gli scarti del supermercato.

Stomeo era arrivato a Grosseto nel febbraio 2012 insieme a sua moglie di trent’anni più giovane alla quale è stato amputato un braccio pochi mesi fa e un bambino di tre anni. A lungo, lui, ha lavorato all’estero. Poi però, ha perso il lavoro e ha scelto Grosseto perché in città gli era stato promesso un posto. «Ma quando sono arrivato - spiega - quel lavoro non c’era e oggi sono costretto a vivere con la pensione d’ invalidità di mia moglie, ovvero con 276 euro al mese». Troppo pochi per garantire alla famiglia una vita dignitosa.

Stomeo, arrivato a Grosseto ha venduto la sua auto, per pagare affitto e bollette. «Ma duemila euro sono finite alla svelta - dice - e dal servizio sociale del Comune ho ottenuto un aiuto: 1.100 euro in un anno». Proprio per denunciare la sua situazione di vita-non vita, Stomeo ha inviato una lettera al presidente Napolitano che ha risposto, rivolgendosi al sindaco, per chiedere che la famiglia del sessantaduenne fosse aiutata. «Abbiamo aiutato Stomeo come potevamo - spiega l’assessore ai Servizi sociali Luca Ceccarelli - e attraverso il Coeso ha ottenuto un canone di locazione per due mensilità e gli abbiamo fatto avere anche un prestito d’onore da restituire quando avrà le possibilità di farlo per comprarsi una macchina usata e andare al lavoro». L’aiuto, da parte dell’assessorato e del Coeso c’è stato. E Stomeo ringrazia. Ma ora il servizio sociale può fare poco altro: il Coeso, nell’ultimo anno, si è fatto carico di 9600 interventi nei confronti di persone bisognose e per quest’anno il margine di manovra si è esaurito. Qualche mese di lavoro come cameriere, lui che è stato maitre d’hotel lo ha fatto. All’inizio a nero, poi, quando è stato messo in regola, ha perso quel posto. Oggi chiede solo un lavoro per arrivare alla pensione e per poter dare alla sua famiglia una vita dignitosa, perché oggi non ha nemmeno i soldi per mangiare, per pagare le bollette e per l’affitto. Anche la Caritas alla quale si è rivolto non ha potuto risolvere, se non in parte, la sua situazione. «Gli abbiamo dato un pacco alimentare - dice don Enzo Capitani, direttore della Caritas - che è l’aiuto che possiamo fornire a chi ci chiede una mano. I fondi sono pochi e le persone che hanno bisogno aumentano giorno dopo giorno». È la fede ad aver spinto Stomeo a chiedere aiuto anche a Papa Francesco e al vescovo Rodolfo Cetoloni.

Vivere senza un lavoro e senza un reddito minimo è difficilissimo. «Sono costretto a prendere la frutta e la verdura che vengono gettate via al mercato - dice - ed è sempre più angosciato di fronte agli occhi e alle frasi di mio figlio che spesso mi dice che il frigorifero è vuoto e in casa “è sparito tutto”».

Parla e piange Salvatore Stomeo. Per trent’anni ha lavorato in Germania come maitre d’hotel. Poi il lavoro non c’è più stato e i risparmi sono finiti senza riuscire a trovare una nuova occupazione regolare. Per più di trent’anni ha girato il mondo con il suo lavoro. E ora, il sessantaduenne di Lecce che parla anche le lingue straniere, dal tedesco al moldavo, dall’inglese al francese non riesce più a trovare alcuna occupazione anche diversa da quella per la quale si è diplomato in una scuola di Berlino.

L’appello ai grossetani e a chiunque lo possa aiutare, Stomeo lo ha fatto quasi un anno fa e lo ripete ancora. Alla pensione gli mancano pochi anni. Ma senza riscuotere uno stipendio, lui, non può mantenere una moglie malata e un bambino piccolo. Nemmeno con l’aiuto che fino ad oggi gli hanno prestato le istituzioni alle quali si è rivolto.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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