La manifestazione
«Decideremo per il bene del paese»
Dopo la sentenza, parla il sindaco Iacomelli: non mi aspettavo questo esito, ma non siamo ancora certi del ricorso
GAVORRANO. Elisabetta Iacomelli è un sindaco in bilico, ma con le idee chiare. «Sono determinata per quanto dispiaciuta. Con questa sentenza - che ha un contenuto inaspettato, e che non posso esimermi dal commentare, anche per una sorta di deformazione professionale - si crea una situazione di difficoltà per Gavorrano. D'altra parte, in caso di accoglimento del ricorso, l'unico effetto possibile era la ripetizione del voto. E l'avevo detto anche in consiglio comunale».
La lista Borghi dà la colpa a lei di questa situazione.
«Ho letto. Come sempre cercano di addossare ad altri sbagli e leggerezze. Non funziona così. Hanno portato il Comune sull'orlo del baratro e ora pensano solo a salvare la faccia per la futura tornata elettorale. Quando Borghi disse: “gavorranesi, tranquilli. Il ricorso che abbiamo presentato contro la proclamazione degli eletti, se accolto, non prevede il ritorno del commissario e nemmeno nuove elezioni”, feci presente che così non era. Immaginare che un tribunale possa ribaltare un verdetto elettorale è pura utopia. I riferimenti normativi contenuti nel loro ricorso (l'articolo 130 del codice del processo amministrativo) si legano ad un periodo in cui non c'era l'elezione diretta del sindaco, il primo cittadino veniva scelto all'interno del consiglio. Un'altra epoca. In quel caso la correzione del risultato elettorale poteva non rappresentare un trauma. Oggi non più. E il collegio giudicante ha ben motivato la sua scelta».
Si attendeva un esito di questo tipo?
«No, sono sincera. Mi sembra una sentenza enorme, clamorosa, alla luce soprattutto dei precedenti specifici su casi analoghi, delle espressioni dello stesso Ministero della Giustizia e del parere dell'Avvocatura di Stato che - chiamata in giudizio dai componenti della lista Borghi - ha evidenziato come l'interpretazione restrittiva vanificava lo spirito della legge».
Lei fu vittima di un ricorso anche da alleata di Borghi.
«È un discorso diverso. In quel caso c'era la palese violazione di una norma che rendeva Borghi ineleggibile. Procedette d'ufficio la Prefettura. Anche in quel caso, però, sostenevo che la volontà popolare deve essere sovrana, mentre Borghi e compagni oggi hanno cambiato idea. Mi dicono che appena gli è stato comunicato l'accoglimento del ricorso si sia autoproclamato sindaco...».
Ha qualche rammarico?
«Nel presentare la lista abbiamo seguito una prassi consolidata. La legge sulle autenticazioni non è cambiata. La differenza l'ha fatta una sentenza del maggio 2013, dando un'interpretazione restrittiva in un momento successivo alla presentazione delle liste. Questo ha determinato confusione e in molte realtà, tra cui Gavorrano, sono piovuti i ricorsi; ma non si tratta di violazioni di norme. I Tar, peraltro, si stanno esprimendo con decisioni contrastanti e serve fare chiarezza. Basti pensare al caso Tricarico…».
Come l'hanno presa i dipendenti del Comune?
«Non è difficile immaginare cosa provano. Li ringrazierò tutti con una lettera aperta se il mio mandato verrà dichiarato chiuso. Mi hanno permesso di lavorare con serenità».
Lei parla già come se la prospettiva commissariamento fosse ineluttabile, lasciando quasi intendere che non ci sarà ricorso al Consiglio di Stato.
«La decisione se andare o no al CdS la prenderò insieme alla mia coalizione, ai partiti. È scelta politica prima ancora che giuridica. Decideremo valutando il bene della comunità. Il ritorno del commissario è una possibilità concreta e io dichiaro fin da adesso che avrà tutta la mia collaborazione».
Ai suoi amministrati cosa si sente di dire?
«Vorrei rassicurarli e ringraziarli. Porto con me la soddisfazione di tanti attestati di vicinanza, solidarietà e stima da parte di cittadini e operatori del territorio. Per il resto oggi ho una sola certezza: che nessun giudice imporrà a Gavorrano un sindaco che non abbia scelto».
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